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Galvàn, il ballerino di flamenco cubista

- di Antonella Cecconi -

Il ballerino sivigliano Israel Galvan ha portato sul palco dell’Auditorium della Musica di Roma il suo spettacolo di Flamenco Fla-Co-Men, una danza impegnata e decostruita, come le parole del suo titolo, che lascia trasparire le vibrazioni del suo corpo e della sua anima

4 ottobre 2013

La V° edizione del Festival del Flamenco all’Auditorium Parco della Musica di Roma è stata inaugurata dall’anteprima di FLA-CO-MEN di Israel Galván.

Galván, figlio d’arte – madre, della famiglia de Los Reyes, ‘bailaora’ (ballerina di flamenco) e  padre ‘bailaor payo’ (ballerino non gitano) - ha reinterpretato la danza flamenca, grazie alla sua creatività, stimolata dai rapporti fecondi con artisti e coreografi internazionali, e alle contaminazioni con i vari stili di danza contemporanea. L’artista sivigliano rappresenta la perfetta fusione tra la precisione tecnica payo e la dirompente energia emozionale gitana, come da lui stesso dichiarato, essere entrambe le cose gli ha dato maggiore fiducia in se stesso.

galvan
Senza mai abbandonarne le radici, ha rivitalizzato la tradizione flamenca (influenzata dalla cultura araba, ebrea e cristiana) inserendola nel panorama coreografico contemporaneo e internazionale, per questo ha conseguito diversi premi sia in Francia che in Spagna.
Fla-co-men è forse, tra i titoli degli spettacoli del coreografo sivigliano, quello che meglio esprime il suo stile: la parola ‘flamenco’ è frammentata nelle sue sillabe e ricomposta in un diverso ordine, fla-co-men.

Potremmo definire lo stile del flamenco di Galván ‘cubista’, squaderna il ‘baile’ (flamenco tradizionale), lascia che sia contagiato da altri stili musicali e coreutici, poi lo ricompone dandogli una diversa fisionomia. Il maestro ‘cantaor’ (cantante) Enrique Morente diceva che nel flamenco si doveva tradurre la tradizione ed essere coscienti del ‘tradimento’ che è sempre implicito in tale operazione. Il ‘montaggio’ coreografico (scomposizione-contaminazione-ricomposizione) è la cifra stilistica e la chiave interpretativa della danza di Israel Galván. Allo stesso tempo quest’ultimo riconduce spesso il flamenco, riconosciuto patrimonio culturale immateriale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2010, alla sua purezza originaria, quando era ballo individuale e non era accompagnato da strumenti musicali ma soltanto dai ‘toque de palmas’ (il ritmo del battito delle mani).
In Fla-co-men il corpo statuario di Galván è apparso in controluce sul palco come una star del rock. La musica  durante lo spettacolo è stata spesso sottrazione, riduzione a suono e ritmo, accompagnando la libertà espressiva ed emozionale di Israel, oppure densa di riferimenti come alla tarantella, ai tangos, al jazz o a sonorità orientali. La gamma espressiva-emozionale è andata dalla tristezza e malinconia della soleá e seguiriya, alla gioiosità dell’alegría, Già nel primo brano è stato subito riconoscibile il suo stile, il ritmo è nel suo respiro, nel battito delle mani, nel suo corpo usato come uno strumento di percussione. Il suono del sax è diventato un lamento. I suoi movimenti delle braccia spesso evocano movenze del mondo animale, sono puri, precisi, velocissimi. Il basso elettrico ha scandito il ritmo come un pendolo e le braccia di Galván hanno disegnato nell’aria geometriche oscillazioni. Ad un tratto il palcoscenico si è trasformato in arena e il ballerino in un torero.
Il corpo di Galván riesce a vibrare insieme a una campana tibetana. La sua danza sprizza energia, emozioni perfettamente controllate, come le sue impeccabili piroette. Ad un tratto si pone davanti ad un microfono ma è il suo corpo a cantare e non la sua voce, così come davanti ad un leggio è il suo corpo ad eseguire la partitura.
La sua danza ha ipnotizzato il pubblico, che sembra aver assistito in apnea e che generosamente si è prodigato in applausi senza riuscire però ad ottenere un bis dal ballerino ormai a piedi nudi.
Bella la voce del cantaor Tomás de Perrate e l’esecuzione di Antonio Moreno alle percussioni.

Il Festival proseguirà il 10 ottobre con l’anteprima mondiale di Homenaje flamenco a Verdi, interpreti: lo straordinario cantaor Arcángel, la bailaora Patricia Guerrero, con accompagnamento di chitarra, contrabbasso e percussioni; l’11 ottobre sarà la volta della cantante andalusa Carmen Linares insieme al trio formato da Jorge Pardo al sax, Carles Benavent al basso e Tino Di Gerlado alla batteria.
Il concerto prevede l’esecuzione di brani classici e originali su testi dei famosi poeti: Federico Garcia Lorca, Horacio Ferrer e Miguel Hernández; il 12 ottobre, Mercedez Ruiz presenterà: Baile de palabra, confluenza di tradizione e innovazioni, in cui la ballerina andalusa sperimenta nuove coreografie e il 13 ottobre Eva Yerbabuena presenterà: Ay!
Ad arricchire il programma le 32 immagini dei fotografi Pablo Jiménez e Mikel Alonso che illustreranno la festa religiosa che si tiene ogni anno a maggio: El Rocío, piccolo villaggio andaluso di Almonte (Huelva), dove si trova l’immagine della Virgen del Rocío. Oltre cento confraternite dell’Andalusia con i loro vestiti tradizionali, a maggio, si mettono in cammino, con buoi, muli, carri e ogni mezzo per raggiungere La Blanca Paloma, una delle denominazioni della Madonna del Rocío.

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