57^ Biennale di Venezia. A Ca’ Zenobio il Padiglione Armenia e Tibet

Print Friendly

A Venezia, a Palazzo Zenobio (Collegio Armeno Moorat-Raphael), Jean Boghossian è protagonista con le sue opere del Padiglione Armenia. Fino al 26.11.2017.
Il Padiglione Armenia, ospitato nell’intimo splendore barocco di Ca’ Zenobio con un giardino sul retro da meditazione, si rivela un’occasione per visitare questa residenza acquistata (1850) dai padri mechitaristi di San Lazzaro (Collegio Armeno Raphaelian) trasferitisi da Ca’ Pesaro nel 1851.

Sala degli Specchi

Ca’ Zenobio, Sala degli Specchi

I mercanti armeni, già dal 1200, arrivavano a Venezia per commerciare pregiati tessuti e spezie. A differenza degli altri orientali erano ferventi cristiani. Fu la prima nazione ad adottare, già dal 301 d.C., come religione di stato il Cristianesimo. L’editto di Costantino, che sanciva la libertà di culto, è del 313 d.C. Il Collegio era una scuola (attiva fino al 1997), aperta (1836) grazie alla donazione del ricco mecenate Moorat, che aveva come fine quello di far conoscere ai giovani armeni la propria civiltà e dare loro una preparazione culturale occidentale.

Sources, padiglione armenia

Jean Boghossian, Sources, Livres brûlés e Stèles, 2016 – 2017

Dal 1500 l’Armenia è stata, per quattro secoli, sotto il dominio dei Turchi Ottomani. Agli inizi del XVIII secolo il monaco armeno Mechitar, che perseguiva l’unione della chiesa armena con quella romana, raggiunse, con la sua congregazione, la Serenissima. La Repubblica di Venezia assegnò loro un lebbrosario abbandonato, l’isola di San Lazzaro. L’isola divenne presto un cenacolo di eruditi e letterati, tra cui Lord Byron. Dopo circa un millennio di prevaricazioni dal 1991 l’Armenia ha raggiunto l’indipendenza e oggi rappresenta l’estremità europea ai confini con l’Asia.

Livres brûlés e Stèles

Sources, Livres brûlés e Stèles, 2016 – 2017

Nella sua performance, Flame Inextinguinshable, Jean Boghossian (nato ad Aleppo 1949) assume come riferimento le 39 lettere dell’alfabeto che riproducevano la fonetica della lingua armena. I libri testimoniano la cultura e la fede. In tal modo l’artista innesca la sua ricerca sulla storia e tradizione.

Livres brûlés

Livres brûlés

Proprio attraverso gli antichi manoscritti (di dieci secoli fa) e i rotoli di pergamena gli Armeni hanno potuto preservare la loro identità dalle guerre e persecuzioni. Al Matenadaran (Museo dei manoscritti di Erevan) si trovano molti testi antichi, in una scrittura diversa dalla latina del V secolo, che testimoniano la religione, gli usi e costumi di questo popolo.

Exultet

Exultet, 2016 – 2017, Smoke on Canvas & Paper

Nella sala degli Specchi di Palazzo Zenobio si trova la prima grande opera della mostra (‘Fiamma inestinguibile’) di Boghossian, intitolata Source (Sorgente, 2016 – 2017). Si tratta di una installazione di stele e libri bruciati. Sia i libri che le superfici in polistirene sono stati bruciati dall’artista con la fiamma, producendo in tal modo forme e segni ermetici.

Livres brûlés & Eventails

Livres brûlés & Eventails, 2016 – 2017, Burnt Paper

In un’altra opera, Livres Brûlés & Eventails (carta bruciata, 2016 – 2017), la carta pieghettata e bruciata è aperta a ventaglio. Exultet (fumo su tela e carta, 2016 – 2017) presenta alcuni rotoli, come antichi exultet, su cui sembrano essere tracciate nuove antiche scritture.

Locandina

Locandina, Rafael Megall

I libri, a cui hanno dato fuoco l’ignoranza, il nazismo, l’Inquisizione o le dittature, risorgono dalle proprie ceneri. Dietro questa araba fenice si cela l’urgenza di una rinascita, scaturita, probabilmente, dalla biografia dell’artista che, di famiglia armena, è nato in Siria e cresciuto in Libano, nazioni duramente colpite dalla guerra. Il Belgio ha dato stabilità e qualità alla sua vita e oggi si sente cittadino del mondo.

#14

Rafael Megall, The Panthers in my Blossoming Garden #14, 2017, acrylic on wood

Burri ha esercitato una certa influenza su Boghossian, che si è interessato all’influenza del fuoco sui materiali. Ma ha preferito utilizzare supporti diversi, come la carta (“Il a exercé une certaine influence sur moi pour les plastique mais, personnellement, j ‘ai également utilisé beaucoup d’autres supports tels que le bois ou le papier.”). Si è procurato i libri ai mercatini delle pulci e li ha scelti in base non ai contenuti ma alla qualità della carta. Alla fine i libri si sono trasformati in sculture.

#15

The Panthers in my Blossoming Garden #15, 2017, acrylic and gold on wood

Boghossian afferma di lavorare più sulla superficie mentre Burri lavorava in profondità (“Je travaille plus sur la surface alors que, lui, travaillait en profondeur… C’est l’ambigui:té qui m’interesse.”). A suo avviso l’arte è un modo per superare le guerre e la violenza, offre possibilità di dialogo, è tolleranza e immaginazione.
A Palazzo Zenobio per l’Armenia sono in mostra, Border No Border, anche le opere coloratissime di Miro Persolja. Le sue tele hanno un carattere di universalità, costellazioni, galassie luccicanti e colorate.

Miro Persolja

Miro Persolja, ingresso mosta

Interessante la mostra di Rafael Megall, The Panthers in My Blossoming Garden. Le sue opere hanno lo stesso titolo e si differenziano solo per il numero (#4, #1 prestiti della Galleria Mazzoli di Modena). Raffigurano pantere che si mimetizzano in un giardino da cui emergono per i vivaci colori.

La mia galassia

Miro Persolja, La mia galassia, 2016

Rappresentano il costante pericolo per l’uomo anche quando questo si sente tranquillo nel suo giardino fiorito di casa.

ingresso mostra

Padiglione Tibet e Rafael Megall, ingresso mostra

Esposte in questa location d’eccezione le opere del ‘Padiglione Tibet, un ponte di cultura e libertà’. I Tibetani sono uno dei popoli più pacifici del mondo a cui è ancora negata l’identità. La loro spiritualità è rappresentata dai Lung-Ta (‘cavalli di vento’), ovvero le bandiere di preghiera multicolore su cui sono stati scritti messaggi poetici da diffondere, attraverso il vento, in tutto il mondo.

Lung-Ta

Lung-Ta

Nel giardino un’opera, site specific, Atman (dal sanscrito, essenza o soffio vitale) di Robert Gligorov che fa riflettere. Svastiche bianche (simbolo tibetano del sole) piantate nel prato come croci nei cimiteri.

giardino

Ca’ Zenobio, giardino

Foto di Marco De Felicis

Venezia Palazzo Zenobio
Collegio Armeno Moorat-Raphael
Dorsoduro Fondamenta del Soccorso 2596
Vaporetti 5.1 fermata San Basilio

Padiglione Tibet
Entrata libera, dal martedì alla domenica orario 10 -18 (chiuso lunedì)
www.padiglionetibet.com – Padiglione Tibet fino al 10.8.2017

Dove dormire a pochi passi:

818 La Residenza

Dorsoduro 818 – 30123 Venezia
Sito web: www.laresidenza818.com
Tel. +39 041 5234589
Camere eleganti e piene di charme.

Hotel La Calcina
Dorsoduro 780, Zattere – 30123 Venezia
Sito web: www.lacalcina.com
Tel. +39 041 5206466
Storico hotel centrale affacciato sulla Riva delle Zattere
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *