Roma, i mondi di piazza Vittorio

Viaggio in una piazza centrale della capitale, dove le persone transitano per andare o venire dalla stazione, senza osservare, annusare, ascoltare, toccare i mondi di piazza Vittorio Emanuele II. Arte in vetrina.

chi dorme

Giardini Nicola Calipari: chi deve ancora svegliarsi e chi va al lavoro

Rione Esquilino (ovvero Castrum degli Equites Singulares Augusti, guardia imperiale a cavallo), un quartiere da sempre marginale, sebbene centrale, destinato, dopo l’unità d’Italia, alla borghesia impiegatizia della capitale dove la fretta impera e i mezzi pubblici spesso tradiscono. Si sfreccia come catarifrangenti su itinerari prestabiliti mentre intorno è tutto un pulsare di vite diverse e resti un alieno tra estranei. Se attraversi la Porta Magica o il mercato rionale, indossi la divisa da flâneur, puoi scoprire tanti mondi. Uscendo dalla stazione della metropolitana di piazza Vittorio sembra di aver preso un teletrasporto, o di aver superato una frontiera. Negozi con avvisi in tutte le lingue, persone di ogni colore di pelle, idiomi diversi che si intrecciano come matasse. La piazza è un’isola di approdo vicino alla stazione, chi arriva è transitato o è rimasto qui.

Chi fa Tai Chi

Giardini Nicola Calipari: Tai Chi e fotografi in azione

Entrare nei Magazzini dello Statuto (affettuosamente chiamati dai romani MAS) è una shopping-experience. Questi magazzini, dei primi del Novecento (antenati dei centri commerciali), sono rimasti nei decenni miracolosamente sempre uguali nonostante la progressiva decadenza del quartiere e la loro connotazione trash dovuta alla paccottiglia in vendita a poco prezzo. Sono una garanzia nonostante le vetrine perennemente vuote e la dichiarazione affissa di fallimento reiterata che li rende un’araba fenice capace di rinascere dalle proprie ceneri. All’interno  merce affastellata di ogni tipo con prezzi competitivi anche per i negozi cinesi: tutto a 1 euro, 2 euro etc. I clienti sono quanto di più eterogeneo si possa immaginare: suore, pensionati, ragazzi. Il personale sembra impolverato, annoiato, cristallizzato da un incantesimo.

il pasticcere-pianista

Roscioli, il pasticcere-pianista

I MAS sono rassicuranti, tempi immutabili del ‘trovaroba’. Eppure questa volta la loro imminente chiusura sembra vera anche se nessun romano ci crede. A celebrare questo non-luogo una mostra collettiva (fino all’8 settembre): Camerini/cambi d’artista di un gruppo performativo (Artisti Innocenti) che espone nelle vetrine vuote per catturare l’attenzione dei passanti distratti.
Se ci si perde nei giardini, al centro della piazza, trovi gruppi di persone di varie nazionalità. Alcuni la mattina fanno tai-chi, danzano senza imbarazzo trasformando la piazza in palcoscenico. Altri, che non hanno ancora trovato una destinazione, dormono accanto alla Porta Magica, trasformano le aiuole in giacigli di ‘prima accoglienza’ lasciando tracce della loro presenza.

Il regno di Sonia

Il regno di Sonia

Se segui il profumo del pane e della pizza trovi la versione gourmet della piazza: il forno Roscioli e le sue bontà. Entrati nel retrobottega si possono ammirare al lavoro ‘sacerdoti’ che compiono il rito della panificazione e pasticceri che muovono delicatamente le mani come pianisti. Qui l’afa, un po’ maleodorante dei giardini, si trasforma in profumo di biscotti.

La Rivoluzione in cucina

La Rivoluzione in cucina

Piazza Vittorio è da sempre il mercato multietnico romano, volti e prodotti che a guardarli ti sembra fare il giro del pianeta. Puoi acquistare datteri freschi della Tunisia, pesce vietnamita, spezie di ogni genere, come in un suq. La percezione di essere all’estero può essere prolungata mangiando cucina cinese dall’effervescente Sonia, imprenditrice, personaggio televisivo, senso pratico e ambizione: “Non ci sono più lavapiatti cinesi. Lavora con il cuore e avrai successo. Nel 2025 la Cina sarà il Paese più ricco del mondo”. Il sogno nel cassetto di Sonia è viaggiare.

Sotto i portici di piazza Vittorio: un sorriso

Sotto i portici di piazza Vittorio: anche se non hai nulla puoi sempre donare un sorriso

I portici refrigeranti della piazza sono un ritrovo multietnico e multisensoriale, occasione di incontri con i nostri simili che spesso sorpassiamo distratti. Sotto i portici, tra banchetti di rivenditori improvvisati e tavolini da bar, sostano sui gradini mendicanti, profughi, ognuno con una storia, una vita da raccontare, capaci di donare, pur non avendo nulla, magari un sorriso dando un senso alla tua giornata.

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2 comments to “Roma, i mondi di piazza Vittorio”
  1. Grazie Raniero per la tua interessante ricostruzione storica della piazza che riaccende il mio desiderio di scrivere un articolo solo sulla Porta Magica. Come hai rilevato, ho tentato qui di ‘fotografarla’ nella sua versione odierna osservando più i suoi abitanti che la sua storia. Ma la piazza è anche, e soprattutto, tutto ciò che hai abilmente raccontato e descritto fornendo molteplici punti di osservazione. Antonella

  2. Osservo spesso, per recarmi al lavoro in bus o tram, la realtà multietnica di Piazza Vittorio. Guardando dai finestrini dei mezzi pubblici vedo con interesse volti e vestiti delle tante persone d’infinite nazionalità che transitano e sostano nella piazza e penso alle continue trasformazioni di questo luogo all’aperto così pieno di storia e fascino. Ricordo negli anni ottanta di quando era un chiassoso e tradizionale mercato rionale all’aperto. Sento ancora il profumo di frutta, verdura, salumi e prodotti ittici: ricordo le grida e gli schiamazzi, frutto di pura e schietta teatralità, di cui facevano sfoggio i commercianti per invitarti all’assaggio e all’acquisto dei loro prodotti. Mente il mezzo pubblico, come sempre affollato, corre veloce in direzione Porta Maggiore, ho sempre il desiderio di visitare la Porta Magica. Mi affascina la sua storia. M’incuriosisce la tradizionale leggenda di quando, nel seicento, in questo luogo c’erano le pertinenze di Villa Palombara. Dico sempre, transitando in questo luogo, adesso mi fermo e fotografo questa misteriosa porta, con i suoi simboli alchemici, le bizzarre statue ai lati e la leggenda dell’alchimista Borri e dei suoi esperimenti per trasformare materia in oro. Come al solito, sono in ritardo al lavoro e rimando appuntamento e fotografie col fascino e mistero. L’articolo di Antonella Cecconi, ha il pregio di risvegliare l’interesse personale per Piazza Vittorio. Mi piace percorrere a ritroso la storia infinita di questo luogo, e provo a immaginarla di quand’era una piccola parte della grandiosa Villa Montalto, la sontuosa dimora di papa Sisto V, quel Cardinale marchigiano Felice Peretti di Montalto, che Trilussa definì “Er Papa tosto”. Le storie su Sisto V, e le frasi popolari che s’ispirano ai suoi appena cinque anni di pontificato, ricordano il suo fermo agire nel reprimere e perseguitare con pene severe briganti e delinquenti. Di questo Papa e del suo pontificato Roma non conserva solamente ponti e obelischi, tra cui quello di San Pietro, ma anche infinite frasi e aneddoti, tra cui quella appena eletto. Gettando zoppicante le stampelle sui dipinti del Pinturicchio nelle volte di Caste S. Angelo, pronunciò “ finché io vivo, ogni delinquente morirà”. Mente il tram scorre in direzione Porta Maggiore, mi viene anche di pensare al periodo in cui Piazza Vittorio, durante l’epoca di Roma imperiale, era luogo di svago e riposo dei patrizi romani. Immagino i sontuosi giardini, i profumi, le statue e il fresco delle acque che sgorgavano dalle condutture idriche degli acquedotti dell’Urbe. Mente scendo per recarmi al lavoro nella fermata dei giardini Gordiani, luogo legato ai fasti di un imperatore romano, ripenso all’infinita storia di Piazza Vittorio. Si dice che le testimonianze di questo luogo risalgono al VII sec. a. C.! Quanta storia, quante vicende, quanti mutamenti sino a oggi, sino a come lo descrive nel suo reportage Antonella, punto di transito e sosta di gente nomade di tutto il mondo, di tradizioni, razze, culture. Questa traccia di vita passata, mostra una Piazza Vittorio, dove adesso, al posto delle file dei banchi del mercato rionale attivo sino agli anni novanta, trovi la moltitudine di negozi cinesi, cibi e bevande di altre tradizioni alimentari. Scene attuali e significative di vita quotidiana in una società multirazziale! E’ Proprio vero come scrive nel suo reportage Antonella: talvolta per viaggiare basta semplicemente un biglietto di un mezzo pubblico!

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