Venezia. Biennale Arte 2022, Giardini. Il cosmo femminile e la pratica della differenza

Venezia. Biennale Arte 2022, Giardini. Il cosmo femminile e la pratica della differenza

59. Esposizione Internazionale d’Arte, il ridimensionamento del ruolo maschile nell’arte e nella cultura. Fino al 27 novembre 2022

Il tema di questa Biennale Arte 2022 Il latte dei sogni è il corpo (quindi le donne), le sue metamorfosi e la sua relazione sempre più stringente con la tecnologia. Cecilia Alemani – già curatrice alla Biennale nel 2017 del Padiglione Italia Il Mondo Magico considerato fra i migliori, con installazioni di Roberto Cuoghi e Giorgio Andreotta Calò – ha avuto tre anni, complicati dalla pandemia, per riempire di bellezza diffusa Venezia. Questo potrebbe suggerire alla Biennale di nominare il curatore tre anni prima in modo che abbia più tempo per lavorare per una kermesse internazionale così importante.
Propedeutica alla Biennale Arte 2022 (suggerisco di vederla prima) è la mostra Surrealismo e Magia. La modernità incantata alla Collezione Peggy Guggenheim.

Biennale Arte 2022 -59 Esposizione Internazionale
59. Esposizione Internazionale d’Arte, poster

La Biennale Arte, immensa, si articola tra il Padiglione Centrale ai Giardini e all’Arsenale, includendo 213 artiste e artisti provenienti da 58 nazioni, 180 le prime partecipazioni nella Mostra Internazionale, 1433 le opere e gli oggetti esposti, 80 le nuove produzioni. Si sviluppa su due filoni: le partecipazioni individuali – su invito della curatrice: nel padiglione centrale dei Giardini e nell’Arsenale (Artiglierie, Corderie, Gaggiandre e Giardino delle Vergini) – e le partecipazioni nazionali nei padiglioni dei singoli Paesi. Questi ultimi hanno la loro sede sia nei predetti spazi che in prestigiosi palazzi dislocati in città. Non mancano, oltre a mostre contemporanee e retrospettive, gli eventi collaterali. Alcuni di questi li ho raccontati in precedenti articoli: Lucio Fontana / Antony Gormley; Persistence di Louise Nevelson e Times Reimagined di Chun Kwang Young.

Leonora Carrington, Leche del Sueño (Il latte dei sogni), 2016 riedizione
Leonora Carrington, Leche del Sueño (Il latte dei sogni), 2016 riedizione

Partendo dall’immaginario di Leonora Carrington (1917 – 2011) – The Milk of Dreams (Il latte dei sogni), libro di storie stravaganti che inizialmente l’artista ha dipinto nella camera da letto dei figli: dopo l’allattamento l’arte diventa il nutrimento spiriturale dei bambini – Cecilia Alemani ha sviluppato una esposizione su tre temi: la rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi, la relazione tra gli individui e le tecnologie, la connessione tra i corpi e la Terra. In questo modo la Biennale propone una visione del mondo meno antropocentrica e coniugata al femminile dopo un secolo, il Ventesimo, che ha imposto una pressione spesso intollerabile sull’identità. La Carrington, un’esiliata rinchiusa in ospedali psichiatrici, ha reinventato la realtà attraverso l’immaginazione.

Cecilia Vicuña, Bendígame Mamita, 1977
Cecilia Vicuña, Bendígame Mamita, 1977

Cecilia Alemani ha sottolineato come: “Molte artiste e artisti contemporanei stanno immaginando una condizione postumana, mettendo in discussione la visione moderna e occidentale dell’essere umano – in particolare la presunta idea universale di un soggetto bianco e maschio “uomo della ragione” – come il centro dell’universo e come misura di tutte le cose”. Per la prima volta la Biennale include una maggioranza preponderante di artiste donne e soggetti non binari, che è anche un voluto ridimensionamento della centralità del ruolo maschile nella storia dell’arte e della cultura attuali.

Alemani ha immaginato cinque “Capsule del tempo”. Tre si trovano ai Giardini: La culla della strega, Corpo orbita, Tecnologie dell’incanto e due all’Arsenale: Una foglia, una zucca, un guscio una rete una borsa una tracolla una borsa una bisaccia una bottiglia una pentola una scatola un contenitore (era necessario un titolo così lungo?) e La seduzione del Cyborg.
La culla della strega, una raccolta di opere di artiste delle avanguardie storiche, è quella più accattivante e che richiede tempo per godere delle opere delle molte artiste presenti.

Francia

Suggerisco, soprattutto se l’ingresso coincide con l’orario di entrata, di dirigersi verso i padiglioni con accesso contingentato, dove normalmente c’è fila per entrare. Uno di questi, da non mancare, tra i più frequentati per la sua originalità e coinvolgimento è quello della Francia, nel video di seguito.

Oltre l’apprezzamento del pubblico Zineb Sedira, che ha curato l’installazione, ha ricevuto – insieme all’Uganda che partecipa per la prima volta – una menzione speciale attribuita alle Partecipazioni Nazionali per Les rêves n’ont pas de titre / I sogni non hanno titoli. Tra i motivi della menzione speciale: “Aver esaminato la complessa storia del cinema oltre l’occidente e le molteplici storie di resistenza nel suo lavoro”. Zineb Sedira ha trasformato il padiglione in un set cinematografico operando una dissolvenza tra finzione e realtà, utilizzando una coproduzione italo-algerina degli anni Sessanta. La sua è un’installazione immersiva composta da film, sculture, fotografia, suono e collage. L’irruzione sulla scena di due seducenti e languidi ballerini di tango è un’espressione di vitale sensualità. La voce fuori campo narra la storia di Zedira, della sua famiglia e della sua comunità.

Padiglione Danimarca, Uffe Isolotto, We Walked the Earth, 2022
Padiglione Danimarca, Uffe Isolotto, We Walked the Earth, 2022

Vicino al padiglione di puro piacere della Francia c’è quello iperrealista della Danimarca. Così crudo che è preceduto da un cartello che avvisa della presenza di artefatti dal forte impatto. In una apparente idilliaca fattoria danese sta una centaura sdraiata su erba marcita e un altro centauro impiccato. Questi centauri pezzati non sono mitologici ma creature mutanti. L’installazione immersiva curata da Jacon Lillemose ricrea una specie di stalla gigante con elementi di ingenuo idillio campestre, come le staccionate dai motivi danesi, e spunti fantascientifici dal sapore apocalittico. I visitatori si muovono nello spazio dei centauri con la cupa sensazione di vivere una fiaba tedesca senza lieto fine.

Deludente il progetto, Relocating a structure, del padiglione della Germania, premiato in passato sette volte con il Leone d’Oro. Autoreferenziale, incentrato sul rendere evidente la struttura del padiglione Bavarese originale e il suo ampliamento del periodo nazista finalizzato, nelle volumetrie, a intimidire. Interni vuoti con fondamenta a vista. Encomiabile l’iniziativa di un programma di visite guidate gratuite ai luoghi della Resistenza antifascista e della memoria a Venezia.

Remedios Varo, La creación de las aves, 1959
Remedios Varo, La creación de las aves, 1959

Nel Padiglione Centrale incontriamo la magia e la controcultura. Si può girare intorno all’enorme Elefant di Katharina Fritsch, in poliestere verde scuro dal calco di un elefante impagliato. Riproduce con sorprendente esattezza ogni particolare del corpo dell’animale mentre le dimensioni, i dettagli e il colore mistificante producono un effetto sovrannaturale. Rappresenta la rievocazione di ancestrali società matriarcali. L’artista tedesca è stata premiata con il Leone d’Oro alla carriera insieme all’artista cilena Cecilia Vicuña.

Katharina Fritsch, Elefant, 1987
Katharina Fritsch, Elefant, 1987

Si accede poi alla straordinaria culla della strega. Qui le artiste usano la propria metamorfosi per contrapporsi con l’immaginazione al potere maschile. Si incontrano le protagoniste della mostra alla Collezione Peggy Guggenheim. Remedios Varo durante l’occupazione nazista (1941) emigra in Messico, dove stabilisce stretti legami con altre surrealiste europee. In particolare con la pittrice britannica Leonora Carrington e con la fotografa ungherese Kati Horna. Per la loro passione per la stregoneria, l’alchimia e l’occulto, insieme diventano note come le “tre streghe”.

Leonora Carrington, Portrait of the Late Mrs. Partridge, 1947
Leonora Carrington, Portrait of the Late Mrs. Partridge, 1947

La creación de las aves (La creazione degli uccelli), surrealista, combina simbolismo e fantasia. Un’ammaliante presenza, a metà strada tra un gufo e un essere umano, si avvale della scienza e della magia per creare diversi uccelli. Al violino che gli pende dal collo è collegato un pennello con cui colora gli uccelli. Da una serie di alambicchi in vetro, raggiunti dalla luce che penetra attraverso la finestra, vengono distillati i colori primari. Un raggio di luce lunare, scomposta dal passaggio in un prisma, infonde vita alle creazioni, che emanano dalla carta per poi volare fuori, tornando alla loro origine. Il dipinto è un’allegoria della pittura o dello scrittore che dà vita a elementi che prende dall’esterno e dalla natura. La creazione deve avvenire in solitudine, tipica degli uccelli notturni, in un ambiente austero che non distoglie la concentrazione.

Leonor Fini Femme assise sur un homme nu, 1942
Leonor Fini Femme assise sur un homme nu, 1942

Leonora Carrington in Portrait of the Late Mrs Partridge (1947) rappresenta una figura di donna magica e mistica allo stesso tempo. Una donna con il collo allungato e i capelli elettrizzati che accarezza un enorme uccello blu. Come una divinità medievale sembra capace di influenzare gli umori della natura.

A due anni Leonor Fini scappa, da un padre oppressivo, con la madre a Trieste. Per sfuggire al padre intenzionato a riportarla in Argentina inizia a travestirsi da ragazzo e a compiere inversioni di genere. Attratta dal macabro la vediamo in Femme assise sur un homme nu che troneggia elegantemente vestita su un uomo nudo. Interessanti anche le opere di Carol Rama, Dorothea Tanning e quelle effimere, che testimoniano il suo debito per il pensiero indigeno, di Cecilia Vicuña. A lei si deve il poster della Biennale Arte di quest’anno.

Biennale Arte 2022 Giardini - Paula Rego, Gluttony, 2019
Paula Rego, Gluttony, 2019

Paula Rego realizza bambole di pezza come fossero sculture. In Gluttony una donna seduta sta mangiando la mano di un bambino mentre delle bambole le cadono dalle ginocchia. A prima vista ripugnante riflette lo spirito di autoconservazione di chi si prende cura della prole.

Il Leone d’oro per la migliore partecipazione nazionale è stato assegnato alla Gran Bretagna che presenta una sola artista: Sonia Boyce (figura chiave nel Black Arts Movement degli anni Ottanta) con Feeling her way sul ruolo della voce. Lavorando in collaborazione con altre donne afroamericane svela una molte storie rimaste inascoltate. L’artista opera con disegno, fotografia, video e installazione, con immagini e voci catturate nel corso di eventi da lei promossi. L’installazione è costituita da carte da parati a tassellature, strutture geometriche dorate che rappresentano gli studi di registrazione e immergono lo spazio nel suono di vocalist nere britanniche. La videoinstallazione centrale narra l’incontro di cinque cantanti afroamericane che improvvisano insieme per la prima volta e cantano a cappella. L’opera intende documentare il contributo in ambito musicale delle musiciste nere britanniche. Sorprendenti emissioni vocali di grande forza emotiva coinvolgono lo spettatore.

Sonia Boyce, Feeling her way
Sonia Boyce, Feeling her way

Da vedere anche il padiglione Polonia con Re-enchanting the World (nel video sotto) di Małgorzata Mirga-Tas (attivista rom-polacca) ispirato a Palazzo Schifanoia, un gioiello del Rinascimento ferrarese. L’artista amplia l’orizzonte dell’iconosfera tradizionale e della storia dell’arte europea integrandola con elementi della cultura rom, spesso ignorata. Un’avvolgente installazione di dodici pannelli, un immenso patchwork, ricoperti con rappresentazioni su tessuti (femmage, collage femminista che usa tecniche tradizionali femminili) di grande formato dei mesi dell’anno ripresi dagli affreschi rinascimentali a tema astrologico. I simboli di Palazzo Schifanoia (segni zodiacali, decani dell’astrologia orientale, attività del mese) costituiscono un punto di riferimento visivo che l’artista trasla nella sua identità rom-polacca e nell’esperienza storica, costruendo un’iconografia positiva della più grande minoranza d’Europa che vede come protagoniste le donne.

Nella fascia superiore è rappresentato l’esodo dei rom, in quella centrale la forza astrale delle protagoniste della resistenza rom e sinti e in quella inferiore le scene di vita quotidiana. Come l’Occidente, nel Rinascimento, ha fagocitato e metabolizzato la cultura scientifica del mondo arabo, persiano ed egizio così oggi un’artista rom si è ri-appropriata di un brano di storia occidentale fondata sull’esclusione, discriminazione, dominio e sterminio. Durante l’opening del padiglione la studiosa rom Etel C. Brooks ha dichiarato: “Małgorzata Mirga-Tas ci ha costruito un palazzo. Fatto con ciò che è stato scartato, rifiutato, messo da parte, il suo palazzo è un prodotto sia delle sue mani che dei nostri sogni”.

Padiglione Sámi
Padiglione Sámi

Il padiglione Sámi decolonizza quello dei Paesi Nordici (Norvegia, Svezia, Finlandia). Un’azione eco-politica nel lasciare lo spazio a tre artisti Sàmi, l’unica popolazione indigena europea ancora esistente (sono circa 70.000). Vivono al circolo polare artico in un territorio tra Norvegia, Svezia, Finlandia e Russia. Un popolo che ha subito per secoli discriminazioni di ogni tipo, soppressione culturale (vincolati a un programma ufficiale di “norvegesizzazione”) e perfino sterilizzazioni forzate. Ora tre alberi crescono oltre il tetto del padiglione. In uno spazio inondato di luce troviamo i video con la performance di danza Matriarchy di Pauliina Feodoroff, le delicate strutture sospese realizzate con interiora di renna di Máret Ánne Sara e i collage di Anders Sunna.

Queste opere intendono comunicare i problemi passati e attuali della popolazione Sàmi. Ovvero le battaglie legali per poter conservare il proprio stile di vita nomade e pastorale, la loro resistenza, resilienza e le strategie per politiche sostenibili. Il loro caloroso desiderio di entrare in relazione con ogni visitatore, e di cercare di salvare il pianeta, li hanno resi tra i più amati dal pubblico.

Biennale Arte 2022 Giardini - Padiglione Sámi
Padiglione Sámi

Il titolo della mostra del padiglione Austria è Invitation of the Soft Machine and Her Angry Body Parts, scenografia di una casa-cosmo surreale con tanto di dipinti, sculture, fotografie, testi, video, una collezione di moda e una rivista, Soft Machine, mix tra carta patinata e controcultura che evoca gli anni Settanta. Negli anni Sessanta William Burroughs nel suo omonimo romanzo definisce il corpo umano “una macchina morbida” (Soft machine), sotto l’assedio continuo “di un’immensa schiera famelica di parassiti”. Gli autori della mostra sono una coppia di artisti, Jakob Lena Knebl e Ashley Hans Scheirl pionieri del movimento queer in campo artistico, che inventano, in modo ludico e ironico, la propria dimora contaminando Pop, Kitsch e Trash. Ashley Hans Scheirl dice: “La mia arte è ‘trans’: transgender, transgenere, transmediale”.

Biennale Arte 2022 Giardini, Soft Machine, rivista, particolare
Biennale Arte 2022, Giardini

Nel padiglione Stati Uniti una sola artista afroamericana, vincitrice del Leone d’Oro per il miglior partecipante alla Mostra Internazionale Il latte dei sogni, Simone Leigh. Per il Padiglione Leigh ha creato una nuova serie di sculture figurative in bronzo e ceramica smaltata che testimoniamo il suo impegno su temi come l’autodeterminazione, la razza, il genere e il lavoro. Nata a Chicago è la prima artista donna nera a rappresentare gli Stati Uniti d’America alla Biennale di Venezia. Ha sempre rivendicato ruoli di primo piano per le donne nere. Per il padiglione degli Stati Uniti ha creato una monumentale scultura in bronzo per il piazzale esterno del padiglione collegandola alla storia del Paese colonizzatore. Attraverso il suo processo, ‘la creolizzazione della forma’, Leigh realizza opere trasformative. Sovereignty (Sovranità), titolo dell’esposizione della Leigh, accoglie i visitatori già all’esterno.

Simone Leigh, entrata padiglione del padiglione degli Stati Uniti
Simone Leigh, entrata padiglione del padiglione degli Stati Uniti

Molte sculture sono riferibili a oggetti che derivano dalla diaspora africana e che erano diffusi come souvenir coloniali. L’architettura del padiglione è coperta di paglia, somigliando così alla storica Esposizione Coloniale di Parigi del 1931 allestita dalla Francia per esibire le culture dei popoli allora sotto il controllo coloniale europeo. Al centro del cortile esterno si erge una scultura monumentale, Satellite, di quasi 8 m in bronzo. Ricorda un tradizionale Nimba, maschera a forma di busto femminile creata dalle popolazioni Baga della costa della Guinea. Usata per comunicare con gli antenati durante alcuni riti, la sua funzione comunicativa è recuperata, nella scultura della Leigh, con una parabola satellitare al posto della testa.

Simone Leigh, L'ultimo indumento, 2022
Simone Leigh, L’ultimo indumento, 2022

All’interno anche un video etnografico – per illustrare i concetti di autogoverno e indipendenza individuale e collettiva – e altre opere come L’ultimo indumento con una lavandaia piegata al lavoro. L’opera richiama foto di fine Ottocento con cui venivano diffusi gli stereotipi (abitanti disciplinati e puliti) del turismo anglofono verso la Giamaica. L’artista ha scolpito a mano nell’argilla, prima di fonderle in bronzo, le 800 rosette che formano la capigliatura della donna. Il suo rapporto con la cultura africana è materico e la sua metodologia è partecipativa e collaborativa.
La mostra va oltre il padiglione, a ottobre ci sarà un incontro tra studiose, performer, scrittrici e artiste nere: Loophole of Retreat: VeniceLa scappatoia del rifugio: Venezia.

Biennale Arte 2022 Giardini - Simone Leigh, Sfinge, 2022
Simone Leigh, Sfinge, 2022

L’interesse di Jonathas de Andrade è focalizzato sulla cultura autenticamente popolare. Il progetto del Brasile, due enormi orecchie all’entrata e all’uscita del padiglione, allude al detto “entrare da un orecchio e uscire dall’altro”. L’installazione è fatta da espressioni idiomatiche e proverbi che attingono a metafore sul corpo umano e pertanto sono fisiche.

Anche l’ingresso al padiglione Venezia – titolo: Alloro, simbolo per eccellenza di metamorfosi – è contingentato. Il visitatore è invitato a entrare nell’opera per muoversi al suo interno. Un percorso emozionale in tre ambienti candidi e a più dimensioni.

Biennale Arte 2022 Giardini - Entrar por um ouvido e sair pelo outro, padiglione Brasile
Entrar por um ouvido e sair pelo outro, padiglione Brasile

Nel primo spazio, Portali, una luce illumina tre specchi circolari. La seconda sala, cuore dell’installazione, sembra un luogo di culto, ospita uno specchio circolare, un polittico e due dittici. Di fronte al polittico c’è un altare dove sono adagiati vetri soffiati delle antiche fornaci di Murano (una bocca che crea un’altra bocca), una serie di vasi fitomorfici: Magnifica. Rievocano un ibrido tra bocche femminili e piante carnivore. I due ambienti enigmatici precedono l’installazione intitolata Lympha. Paolo Fantin e il gruppo Oȹcina evocano il mito di Dafne e Apollo. Mentre si respira il profumo di alloro e si ascolta la musica, intitolata Gocce di Alloro, del maestro Pino Donaggio. Infine la mostra si conclude in un piccolo bosco di alloro, esterno alla struttura.
La terza e ultima sala è occupata dalle opere vincitrici del concorso Artefici del Nostro Tempo.

Biennale Arte 2022 Giardini, padiglione Venezia, Paolo Fantin e Oȹcina, Lympha 2022
padiglione Venezia, Paolo Fantin e Oȹcina, Lympha 2022

Il padiglione Australia presenta Desastres il progetto noise sperimentale che sincronizza suono e immagine, di Marco Fusinato (artista australiano di origini italiane) che si esibisce dal vivo. “Lo scopo è creare una specie di allucinazione, di euforia da disorientamento e di sfinimento da confusione”. Obiettivo raggiunto: non ho resistito più di un paio di minuti ai suoni assordanti e alle immagini psichedeliche.

Come ha dichiarato la curatrice Cecilia Alemani: “la Biennale assomiglia a tutto ciò di cui ci siamo dolorosamente privati in questi ultimi due anni: la libertà di incontrarsi con persone da tutto il mondo, la possibilità di viaggiare, la gioia di stare insieme, la pratica della differenza, della traduzione, dell’incomprensione e quella della comunione”.

IL MIO PERCORSO ALL’ARSENALE

Informazioni

Biennale Arte 2022 fino al 27 novembre 2022

PER INFO, ACQUISTO BIGLIETTI E VISITE GUIDATE (PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA):
www.labiennale.org

BIGLIETTI
Intero € 25 – Ridotto € 20 (over 65, residenti comune di Venezia (con verifica di un documento di identità valido agli ingressi) – Ridotto Studenti e/o Under 26 € 16 (con verifica di un documento di identità valido agli ingressi

ORARI
PRIMAVERA – ESTATE 23 aprile > 25 settembre: 11.00 – 19.00 (ultimo ingresso: 18.45)
AUTUNNO 27 settembre > 27 novembre: 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso: 17.45)
Chiuso il lunedì (tranne i lunedì 25/04, 30/05, 27/06, 25/07, 15/08, 5/09, 19/09, 31/10, 21/11)



Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, gente, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e libri, la mia porta per l'altrove. I regali più graditi: un viaggio o un libro. Segni distintivi: un biglietto in tasca e una valigia accanto al letto, all'interno almeno un libro. eventi@antonellacecconi.it

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