Sicilia 12. Il Castello di Donnafugata, atmosfere da Gattopardo

Per rivivere l’atmosfera del Gattopardo, gli sfarzi dell’aristocrazia siciliana trincerata all’interno di residenze sontuose, non c’è niente di meglio che una visita al Castello di Donnafugata dal gusto ottocentesco tardoromantico, a circa 20 km da Ragusa.

Castello di Donnafugata

Il percorso per raggiungerlo si snoda tra territori arsi dal sole, tra gente semplice, dignitosa, che ha imparato a vivere anche con poco. Poi a un tratto un grande viale, a cui lati stavano i magazzini, le stalle e le dimore dei contadini, una piazza e sullo sfondo un’apparizione, un’ostentazione di nobiltà e ricchezza: il Castello di Donnafugata. Con la sua loggia gotico veneziana in facciata, 144 stanze, è circondato da un immenso parco con piante esotiche. Nemmeno residenza ma solo casa delle vacanze del Barone Arezzo.

Castello di Donnafugata, scalone d’onore

Donnafugata, come tutti i castelli, è ricco di storia e di storie, anche cinematografiche. Come le visite di Luchino Visconti che parlava con il custode, alla ricerca di suggestioni del posto, per ambientare le sequenze del proprio film II Gattopardo, tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Affascinante sfondo in Kaos film dei Taviani, il castello appare anche nel film di Giuseppe Tornatore, L’Uomo delle Stelle. Fino a diventare residenza di un boss mafioso in un episodio della serie televisiva il Commissario Montalbano, tratta dai romanzi di Andrea Camilleri.

Castello Donnafugata, sala d’attesa

Gli arabi costruirono (X-XI sec.) un primo nucleo di abitazioni vicino a una fonte (chiamata Ayn As Jafat, fonte della salute), il nome fu tramutato nella forma dialettale “Ronnafuata”, italianizzato in Donnafugata. Nel XVII sec. il barone di Serri, Vincenzo Arezzo La Rocca, acquistò il feudo Donnafugata. La torre quadrata è la parte più antica del castello di stile eclettico. Il suo aspetto attuale è riferibile al barone Corrado Arezzo de Spuches (1824-1895), antiborbonico, eletto deputato al Parlamento siciliano, perse presto la moglie e l’unica figlia.

Sala delle donne e lampadario in vetro di Murano

Dalla terrazza in facciata si accede, su un lato, a una scalinata terminante con due grandi leoni scolpiti, che conduce al parco. I balconi, in facciata, presentano cinque stemmi, tra cui uno con quattro ricci inquartati (“i rizzi”) della famiglia Arezzo.
All’interno, uno scalone, con sculture neoclassiche, conduce al piano nobile. Al primo piano si apre il salone degli stemmi, o delle armature, che deve il nome agli emblemi della nobilità  siciliana che decorano le pareti. Poi proseguendo si incontra il sontuoso salone degli specchi (17 in totale). Gli arredi (i mobili, la tappezzeria, la spinetta e il tavolo da biliardo) sembrano aver lasciato intatta l’atmosfera dell’epoca.

Sala della musica

Ad accrescere la sensazione di trovarsi all’interno del bel mondo dell’aristocrazia siciliana sono esposti nei saloni abiti e accessori d’epoca. Alcuni di questi sono appartenuti a personaggi famosi come Vincenzo Bellini oppure nobili. Uno di questi ha ispirato l’abito di Angelica (Claudia Cardinale) nel Gattopardo.
Segue l’appartamento del Vescovo dove i preziosi mobili intagliati sono in stile Boulle. Seguono una serie di appartamentini fino alla sala della musica, dove sono conservati tre pianoforti meccanici a cilindro rotante e un pianoforte verticale.

Busti e corsetti

La sala della musica è l’unica con pareti affrescate, con raffigurazioni paesaggistiche e in alto un fregio con giochi e strumenti. Oltre questa sala si trova il salotto delle signore, destinato alle loro conversazioni, dove pende dal soffitto un prezioso lampadario di Murano. Mentre agli uomini era riservato il salotto dei fumatori. Un ingresso presso la sala degli stemmi conduce agli appartamenti, utilizzati fino ad alcuni decenni fa, dagli eredi Arezzo. La biblioteca conserva 4000 volumi antichi di vario genere.

Sedia da parto

I pavimenti scuri sono realizzati in mattoni in pietra pece, a volte alternati con alcuni chiari in pietra calcarea.

Parte posteriore del palazzo

Visitare il parco, di circa otto ettari, è un’esperienza piacevole e distensiva. Enormi ficus, la fontana, la coffee house, piante esotiche fino a un labirinto in muratura senza uscita. Nel 1982 il Castello fu acquistato dal Comune di Ragusa.

I giardini

Foto di Marco De Felicis

Informazioni
Sito web: https://www.comune.ragusa.gov.it/turismo/castello/index.html
Orari apertura in vigore dal 1/10/2017
Lunedì: giorno di chiusura
martedì, sabato e domenica dalle ore 9,00 alle ore 13,00 (chiusura cassa)
dalle 14,30 alle 16.00 (chiusura cassa) con possibilità di rimanere all’interno del Castello entro e non oltre le ore 17.00.
mercoledì, giovedì e venerdì dalle 9.00 alle 13.00 (chiusura cassa) con possibilità di rimanere all’interno del Castello entro e non oltre le ore 14.00.
Si comunica che il Castello di Donnafugata nei giorni 1 Novembre (Tutti i Santi)
– 8 dicembre (Immacolata) – 26 dicembre (S.Stefano) sarà aperto al pubblico.
e-mail: castello.donnafugata@comune.ragusa.gov.it
Telefono: 0932.619333 (Castello Donnafugata)
telefono: 0932.676668 (Ufficio Cultura Comune di Ragusa)