Everything, Everywhere, All at Once

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Il multiverso spiegato dai Daniels, il loro film da oggi al cinema

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Oggi tutti abbiamo sentito parlare della teoria della pluralità degli universi o comunemente multiverso. Tanto che anche Mark Zuckerberg, ideatore di Facebook, ha deciso di modificare il nome della holding del gruppo (Facebook, Whatsapp, Instagram e Oculos) chiamandolo “Meta”.
Appassionati e affascinati da questo, fin dal lontano 2016, i registi Daniel Kwan e Daniel Scheinert – duo conosciuto con il nome The Daniels – con Everything, Everywhere, All at Once ci fanno viaggiare tra i vari universi che hanno in comune le diverse “versioni” dei protagonisti.

Il duo ci trasporta nel mondo di Evelyn Wang (Michelle Yeoh, protagonista in La tigre e il dragone). Una donna cinese che gestisce una lavanderia a gettoni in America, sposata con Waymond, interpretato da un superbo Ke Huy Quan che non vedevamo dai tempi dei Goonies e del piccolo Shorty in Indiana Jones e il Tempio Maledetto. La protagonista ha una figlia queer, Joy, e vive con il vecchio padre. Non ha un buon rapporto con entrambi. La prima vorrebbe più attenzioni, soprattutto la piena accettazione da parte della madre del rapporto amoroso con la compagna, il secondo ritiene la figlia una fallita che conduce una vita mediocre.

Il quadro familiare viene sconvolto quando la famiglia si reca agli uffici dell’agenzia delle entrate, a seguito di un controllo fiscale. Incontrano una impiegata burbera e minacciosa interpretata da una magistrale e irresistibile Jamie Lee Curtis. Evelyn verrà trascinata in un viaggio tra i molti universi e realtà parallele per sconfiggere la presenza malvagia Jobu Tupaki, che poi si rivelerà essere un’altra “versione “ della figlia Joy.

Veniamo trasportati in un viaggio frenetico dalle molteplici citazioni cinematografiche: da Sliding Doors a Matrix fino ad arrivare a Ratatouille, invece che un topo sarà un procione ad aiutare l’aspirante cuoco.
Il concetto portante è che ogni piccola scelta può decidere il nostro futuro e quindi “generare” un universo alternativo dettato dalla scelta mancata. Si arriverà anche in un universo dove i nostri protagonisti sono delle pietre pensanti, in uno scenario apocalittico simile a 2001: Odissea nello spazio, oppure sogni deliranti abitati da umanoidi dalle dita a forma di hot dog.

Per le scene d’azione il duo ha scelto lo stile di Hong-Kong: “Per un film così stravagante, il realismo delle scene d’azione moderne avrebbe stonato”, afferma Andy Le, uno dei coreografi del film. “Lo stile di Hong Kong ha permesso ai registi di sbizzarrirsi senza tradire il tono del film, anzi, facendo avanzare la trama. Le mosse sono spettacolari e, al contempo, valorizzano lo stile della pellicola.”

I registi, oltre l’azione e la fantascienza, non tralasciano anche temi e riflessioni sulla società moderna. Dalla depressione alla fine di un matrimonio, il rapporto madre-figlia, l’accettazione del diverso, la realizzazione personale fino ad arrivare alla classica domanda “Chi sono veramente”.

A volte il passaggio dalla scena d’azione alla “componente riflessiva” si sente troppo, creando dei tempi morti eccessivi. Come nei fumetti Manga, specialmente quelli erotici giapponesi, dove ogni azione è contornata da mille sguardi, spiegazioni e pensieri. In parte ciò è sicuramente voluto ma alla lunga può annoiare lo spettatore.
Un film sul kung-fu ambientato in vari universi multidimensionali con al centro un’eroina reticente. Parla anche del gap generazionale, di internet, del terrore latente che accompagna la vita quotidiana o la burocrazia, come per esempio la dichiarazione dei redditi.

Curioso il fatto che il primo pensiero per il protagonista fosse andato all’attore che per eccellenza rappresenta il kung-fu e la cultura orientale: Jackie Chan. Ma non era possibile, così hanno incentrato la storia sulla figura della madre, pensando subito a Michelle Yeoh che ha dichiarato : “‘Nessuno sano di mente farebbe mai qualcosa del genere con le dita a hot-dog” leggendo per la prima volta il copione del film.
Nel complesso un film ambizioso su molti temi che, con la giusta flessibilità mentale, risulta godibile.

Everything, Everywhere, All at Once – Voto: 6,5 (max 10)

Informazioni

I Wonder Pictures

Gianluca Furbetta

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