Venezia 79. “Gli orsi non esistono” di Jafar Panahi, il cinema della resistenza

Venezia 79. “Gli orsi non esistono” di Jafar Panahi, il cinema della resistenza

Vincitore del Premio speciale della giuria alla Biennale Cinema, dal 6 ottobre in sala

KHERS NIST NO BEARS - Director Jafar Panahi Credits JP Production
KHERS NIST NO BEARS – Director Jafar Panahi Credits JP Production

Due storie d’amore osteggiate da superstizione e potere ma non solo… Un film dentro un film, prigioni immateriali e confini materiali. La difficoltà di essere un regista, sceneggiatore e montatore, comunemente identificato con il movimento della New Wave dell’Iran, continuamente ostacolato dalle istituzioni. Jafar Panahi è l’autore del film Gli orsi non esistono. Presentato al Toronto Internationa Film Festival 2022 ha ottenuto alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica La Biennale di Venezia 2022 il premio speciale della giuria.

Jafar Panahi - Credits JP Production all rights reserved
Jafar Panahi – Credits JP Production all rights reserved

Dopo essere stato aiuto regista per Abbas Kiarostami, e nonostante i suoi film siano vietati nel suo Paese, Panahi ha riscosso successi in tutto il mondo, vincendo numerosi premi tra cui: il Pardo d’oro al Festival di Locarno per Lo specchio (1997), il Leone d’Oro al Festival di Venezia per Il cerchio (2000) e l’Orso d’Oro al Festival di Berlino per Offside (2006). Il suo sguardo, rivolto come in questo film verso la vita quotidiana in Iran, predilige la realtà dei bambini, delle classi meno avvantaggiate e delle donne.

Gli orsi non esistono - Credits JP Production all rights reserved
Gli orsi non esistono – Credits JP Production all rights reserved

Dopo alcuni arresti per brevi periodi Panahi è stato imprigionato (marzo del 2010) con la moglie, i figli e 15 amici con l’accusa di fare propaganda contro il governo iraniano. Nonostante il sostegno di registi, organizzazioni cinematografiche e organizzazioni per i diritti umani di tutto il mondo, è stata emessa una sentenza (2010) che lo ha condannato a sei anni di carcere e al divieto per 20 anni a dirigere film, scrivere sceneggiature e rilasciare qualsiasi tipo di intervista con media iraniani o stranieri. Gli orsi non esistono è stato realizzato pochi mesi prima del suo ultimo arresto come dissidente avvenuto lo scorso luglio.

Jafar Panahi - Credits JP Production all rights reserved
Jafar Panahi – Credits JP Production all rights reserved

Nonostante le gravi limitazioni e rischi il regista continua a lavorare. Il suo Taxi (2015) è stato presentato in concorso al 65esimo Festival di Berlino dove ha vinto l’Orso d’Oro per il Miglior film. Il suo ultimo film Tre volti (2018) è stato premiato per la Migliore sceneggiatura a Cannes 2018.

Jafar Panahi - Credits JP Production all rights reserved
Jafar Panahi – Credits JP Production all rights reserved

Gli orsi non esistono cattura subito lo spettatore sin dalla prima scena. In una non meglio identificata città turca una giovane donna esce da un ristorante per incontrare un uomo che le consegna un passaporto falso. Si tratta del suo compagno che cerca un modo di arrivare in Europa. Lui non si è ancora procurato i documenti e vorrebbe che la compagna partisse comunque da sola. Ma lei non vuole sentire ragioni. Una voce interrompe la scena… La macchina da presa inquadra Panahi che dietro a un computer tenta, da un villaggio vicino al confine, di dirigere la troupe del suo film in Turchia.

Vahid Mobaseri e Jafar Panahi - Credits JP Production all rights reserved
Vahid Mobaseri e Jafar Panahi – Credits JP Production all rights reserved

Il film dentro il film, le storie si intrecciano, si sovrappongono, il villaggio si sostituisce alla città, le superstizioni si sovrappongono a un potere sempre nell’ombra. La storia d’amore vera si sovrappone a quella cinematografica.
Nella “resistenza” di Panahi, nella sua ostinazione a fare cinema, lui non si stacca dalla realtà, dall’umanità. Procede senza pregiudizi, con dubbi che fanno emergere le contraddizioni delle superstizioni e del potere. Risulta commovente il rispetto del regista per l’umanità di uno sperduto villaggio con tradizioni e usanze così lontane dalle sue.

Mina Kavani e Bakhtiar Panjei - Credits JP Production all rights reserved
Mina Kavani e Bakhtiar Panjei – Credits JP Production all rights reserved

Pur rappresentando la durezza o la crudeltà della realtà lui riesce ad avere un tono lirico, delicato, poetico. Al cospetto di una realtà difficile da accettare cosa può fare un regista? Continuare a filmare, a testimoniare. Così Panahi di fronte a un giuramento a cui è obbligato da antiche tradizioni decide di filmarlo. In tal modo fa esplodere l’assurdità e l’anacronismo di quella situazione. Allo stesso tempo evidenzia come ogni immagine, anche una foto che riproduce la realtà, è potenzialmente pericolosa, perchè testimonia la verità dal punto di vista di chi la scatta.

Photocall - KHERS NIST NO BEARS - Reza Heydari and Mina Kavani Credits La Biennale di Venezia - Foto ASAC ph G. Zucchiatti
Photocall – KHERS NIST NO BEARS – Mina Kavani and Reza Heydari Credits La Biennale di Venezia – Foto ASAC ph G. Zucchiatti

Il film tiene alta la tensione tra il desiderio di libertà e la consapevolezza di una limitazione di movimento e di espressione dovuta alla situazione politica. Ma Panahi di fronte alla linea di confine non decide di scavalcarla, di fuggire ma di restare nel suo Paese, nonostante le difficoltà e limitazioni. Lì sono le sue radici, lì le tensioni e i problemi vanno affrontati: continuare a filmare.

Press Conference - KHERS NIST NO BEARS - Film Delegation Credits La Biennale di Venezia - Foto ASAC ph A. Avezz
Press Conference – KHERS NIST NO BEARS – Film Delegation Credits La Biennale di Venezia – Foto ASAC ph A. Avezz

Rimanere e filmare assumono una valenza etica e politica di testimonianza. La fuga sarebbe la scelta più facile ma poi, nel Paese, tutto rimarebbe immutato.
Il potere si nutre anche della paura, anche di qualcosa che spaventa e non esiste, come gli orsi.
La verità per la società si rivela solo un’apparenza ma una donna ha bisogno di credere nel proprio compagno.

Gli orsi non esistono – Voto: 8,5 (max 10)

Informazioni

Biennale Cinema 2022

Academy Two

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, gente, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e libri, la mia porta per l'altrove. I regali più graditi: un viaggio o un libro. Segni distintivi: un biglietto in tasca e una valigia accanto al letto, all'interno almeno un libro. eventi@antonellacecconi.it

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