Me, Myself and Eye, dodicesima edizione del festival internazionale di fotografia Cortona On The Move

Me, Myself and Eye, dodicesima edizione del festival internazionale di fotografia Cortona On The Move

L’edizione 2022 di Cortona On The Move riflette sul sé, sul punto di vista e sull’identità. Fino al 2 ottobre 2022

“Me, Myself and Eye” è il titolo della dodicesima edizione del festival internazionale di fotografia Cortona On The Move, aperta al pubblico dal 15 luglio fino a domenica 2 ottobre 2022. Il titolo, quello di una ballata di Billie Holiday, intende stimolare gli spettatori a considerare come la fotografia acquista un significato per chi la produce e chi la consuma.
Più di 25 mostre, con artisti provenienti da 40 nazionalità differenti, sono dislocate tra il centro storico della città, dalla Fortezza medicea del Girifalco alla nuova location Stazione C (nei pressi della Stazione di Camucia-Cortona).
Sono stati nominati i tre vincitori della prima edizione dell’open call Cortona On The Move Award rivolta agli innovatori della cultura visiva: Zed Nelson (primo classificato), Rima Maroun (secondo classificato) e Gleeson Paulino (terzo classificato).

COTM2022 Award Zed Nelson 1st place, progetto: The Anthropocene Illusion
COTM2022 Award Zed Nelson 1st place, progetto: The Anthropocene Illusion

Queste sono le motivazioni della giuria dei primi due progetti premiati che mi hanno particolarmente colpito. La giuria ha scelto all’unanimità The Anthropocene Illusion, il progetto di Zed Nelson che “illustra il modo in cui siamo diventati maestri nel creare un’esperienza della natura artificiale e scenografica – uno spettacolo rassicurante, un’illusione. Stiamo trasformando la natura nel museo della natura stessa. Zed ha un approccio visivo unico, onesto e ironico al tempo stesso, e offre al visitatore un’esperienza necessaria, paradossale e drammatica”.

COTM2022 Award Rima Moroun 2nd place, programma: While standing my ground
COTM2022 Award Rima Moroun 2nd place, programma: While standing my ground

Mentre il progetto di Rima, While standing my ground, è un “work in progress che affonda le sue radici nella sequenza di eventi tragici dai quali sia lei che il suo Paese, il Libano, sono stati travolti. A partire dall’isolamento dovuto al Covid, proseguendo con l’esplosione nel porto di Beirut e, infine, in seguito alla crisi economica, Rima ha sentito la necessità di farsi valere, o meglio di farsi ‘mettere a terra’ nel senso più fisico del termine. Si sdraia a faccia in su in una serie di toccanti fotografie seriali che sono al tempo stesso intime ed eloquenti”.

STAZIONE C di Camucia Cortona

Stazione C, stazione di Camucia
Stazione C, stazione di Camucia

Suggerisco di iniziare il percorso dal basso: la nuova e suggestiva location Stazione di Camucia-Cortona che ospita le American Pictures di Jacob Holdt. Un itinerario che percorre tutti i gironi dell’inferno dell’America. Così la descrive Paolo Woods, direttore artistico del festival: “una vertigine d’amore, amicizia, povertà e oppressione”. Fotografie che sono un pugno nello stomaco, di forte impatto, una mostra da cui si esce diversi da quando si è varcata la soglia. Jacob Holdt (1947, Copenaghen) non si definisce un fotografo ma “un docente. Mi sono guadagnato da vivere con le lezioni”. Infatti ha voluto testimoniare il razzismo attraverso 6500 proiezioni di diapositive, sia in Europa che in Nord America, nei college e nelle università.

Jacob Holdt
Jacob Holdt

Ha documentato, attraverso oltre 15.000 fotografie (per lo più diapositive): il razzismo, la povertà, l’oppressione, l’amore, l’odio e l’amicizia in America. Holdt amava il genere umano e la sua compassione trasuda dalle sue foto. Nel suo vagabondare per cinque anni in America, negli anni Settanta con soltanto 40 dollari in tasca, è diventato amico di prostitute, spacciatori, leader del Ku Klux Klan, milionari, politici e assassini.

Jacob Holdt, accostamenti
Jacob Holdt, accostamenti

Questo nonostante avesse subito e assistito ad atti di violenza. Ha viaggiato in autostop per 150.000 chilometri e soggiornato presso più di 400 famiglie. A seguito della sua descrizione del razzismo e le condizioni di povertà in cui vivevano i neri in America nelle lettere ai suoi genitori questi gli inviarono una fotocamera Canon da trenta dollari per documentare tale realtà.

Jacob Holdt
Jacob Holdt

Holdt acquistava due rulllini di pellicola vendendo due volte a settimana il suo sangue. Le American Pictures sono state apprezzate da registi famosi, leader politici e il fotografo ha avuto il sostegno della famiglia di Martin Luther King. Allo stesso tempo è stato criticato da Angela Davis, attivista del movimento afroamericano statunitense.
Holdt è riuscito attraverso il rapporto intimo instaurato con i protagonisti delle sue foto ad abbattere i “muri dell’estetismo”. Nella mostra sono presentate soprattutto le foto scattate nelle case del sud degli Stati Uniti e nei ghetti della costa orientale e occidentale.

Cortona on the move, STAZIONE C, video di Marco De Felicis

Ex Magazzino delle carni

Dalla Stazione C si sale su a Cortona (con autobus, non passa spesso, o con auto) per visitare nell’affascinante centro storico le altre sedi delle mostre del festival. Una di queste location è l’ex Magazzino delle carni, tra l’inquietante e il suggestivo. Qui sono esposte le foto di Christian Lutz, fotografo svizzero che ha realizzato una trilogia sul potere politico, economico e religioso.

Christian Lutz
Christian Lutz

Dal 2013 i populisti di destra sono la principale forza politica al governo in Svizzera. Un partito, formatosi a Ginevra, che in breve tempo è asceso al potere. Lutz ha trascorso una notte, del 2013, a rimuovere i volantini che i membri del partito avevano lasciato sul parabrezza delle auto del suo quartiere. Dopo quella notte Lutz ha iniziato a scattare foto nei quartieri della città in cui i populisti raccoglievano maggiori consensi.

Ex Magazzino delle carni

Così è iniziato il suo progetto Citizens per capire i partiti populisti che promettevano falsamente una vita migliore. Il fotografo svizzero ha viaggiato per l’Europa fermandosi nelle roccaforti populiste e nazionaliste e partecipando ai loro raduni. L’impressione che si ha guardando queste foto è di essere tornati indietro all’epoca dell’aborrito avvento fascista.

Palazzo Baldelli

Il Palazzo, a più piani, è la sede di circa quindici mostre e pertanto è la location del festival che richiede più tempo per essere visitata.

Palazzo Baldelli
Palazzo Baldelli

Una delle prime mostre che si incontrano è Exodus di Nicolò Filippo Rosso (1985, Cuneo), fotografo documentarista che si è trasferito in America Latina, vivendo in Colombia negli ultimi dieci anni. In Exodus racconta, dal 2018, i movimenti migratori di massa. Dal 2016 la crisi politica in Venezuela ha spinto cinque milioni di persone a migrare fuori dal loro paese. Anche l’Honduras, a causa degli uragani, ha visto la migrazione di quattro milioni e mezzo di persone.

Nicolò Filippo Rosso, Jessica Rivas
Nicolò Filippo Rosso, Jessica Rivas

Nella foto sopra Jessica Rivas (30 anni) giace a terra svenuta dopo gli scontri tra la polizia e una carovana di migranti (circa 10.000) diretta verso il Nord, in Guatemala. Suo figlio Isaac di quattro anni è a terra urlante vicino a sua madre. Insieme al fratello più grande di 12 anni hanno viaggiato fino al confine con il Texas.

Niccolò Rastrelli, Covid-19 Face Wear

Uno dei progetti più attuali è quello di Niccolò Rastrelli (1977, Firenze), fotografo documentarista-ritrattista: Covid-19 Face Wear. Con la recente pandemia la nuova icona è diventata la mascherina. Ecco che si entra in una stanza tappezzata di foto di persone in primo piano ognuna con una mascherina diversa. Tutte esprimono il tentativo di uscire dall’omologazione e non usare la mascherina standard.

Me, Myself and Eye, Niccolò Rastrelli
Me, Myself and Eye, Niccolò Rastrelli

Da dispositivo raccomandato per la protezione da malattie la mascherina è diventata un accessorio che ha a che fare con la nostra identità. Nasconde per metà il nostro volto, tra cui la bocca, riducendo la capacità di comunicazione.
Del fotografo italiano pluripremiato Gabriele Galimberti (1977, Arezzo), vincitore del World Press Photo 2021 nella categoria Portraits, è la sconvolgente mostra The Ameriguns. Ha viaggiato negli Stati Uniti per ritrarre gli orgogliosi possessori di armi da fuoco. Arsenali in luoghi insospettabili, ritratti inquietanti, rappresentazioni del Secondo Emendamento che garantisce il possesso di armi. Di tutte le armi da fuoco possedute da privati cittadini nel mondo la metà si trova negli Stati Uniti. Il loro numero supera quello della popolazione del Paese: 400 milioni di armi per 328 milioni di cittadini. Dopo questi numeri e queste foto stupiscono meno le stragi da armi da fuoco negli Stati Uniti.

Gabriele Galimberti, Stephen F. Wagner (66 anni), State College, Pennsylvania
‘Gabriele Galimberti, Stephen F. Wagner (66 anni), State College, Pennsylvania

A Stephen Wagner il nonno mise in mano una pistola a otto anni. Negli ultimi 15 anni ha accumulato nella sua collezione 70 pezzi: “sono un buon investimento e saranno una splendida eredità per i miei figli”. Ognuna delle sue armi è stata utilizzata almeno una volta.
Joel e Lynne si definiscono “acquirenti compulsivi e collezionisti seriali”. Soprattutto lei è un’amante delle armi e le piace costruirle. Non sa esattamente quante ne possiede. La nonna le imponeva di uscire sempre con un’arma. Il figlio Joshua di 11 anni gira per casa con una pistola che ha assemblato da solo.

Joel Lynne, Palge and Joshua (44, 43, 5 e 11 anni), Austin, Texas (non vogliono divulgare il loro cognome)
Joel Lynne, Palge and Joshua (44, 43, 5 e 11 anni), Austin, Texas (non vogliono divulgare il loro cognome)

Oltre seicento mila persone attendono l’apparizione di Jasper Torrell su Instagram. “Black Rambo”, questo il suo soprannome, dà spettacolo con qualcuna delle sue armi. Lui è un ex marine che si diverte con le armi di un centinaio di aziende produttrici che gli hanno richiesto di promuovere i loro prodotti. La sua opinione: “Non ci sono armi che proibirei ai cittadini comuni”. Questa è l’agghiacciante America!

Me, Myself and Eye. Gabriele Galimberti, Torrell Jasper A.K.A. Black Rambo (35 anni), Schlever, Louisiana
Gabriele Galimberti, Torrell Jasper Black Rambo (35 anni), Schlever, Louisiana

Ma il mondo non è tutto dark è anche white come un vestito da sposa: I do (Si, lo voglio) è la mostra di diversi fotografi di matrimonio che stupiscono per le diverse realtà antropologiche, etniche e sociali che rappresentano. Le foto di matrimonio sono state relegate al genere commerciale e non accomunate a quelle artistiche. Ma gli scatti provenienti da quattro continenti dimostrano come questo genere rispecchia la società e sia l’espressione di una determinata cultura.

Sam & Ekta
Sam & Ekta

Sam & Ekta sono uniti nella vita e nel lavoro: gestiscono uno studio a Mumbai. Dopo aver eseguito scatti nei matrimoni degli amici hanno capito che quello sarebbe stato il loro futuro. Nelle loro foto emerge il ruolo, tipico nella tradizione indiana, di primo piano della famiglia. I matrimoni indiani sono maratone che durano giorni e loro, instancabli, filmano in stile Bollywood e scattano foto per tutta la loro durata.

Valerie Baeriswyl, matrimonio in Haiti
Valerie Baeriswyl, matrimonio in Haiti

All’insegna della spontaneità sono gli scatti della fotografa svizzera Valerie Baeriswyl nella sua patria adottiva, Haiti. Mentre, durante l’estate, fotografa matrimoni in Svizzera. Una coppia, in Haiti, per sposarsi deve affrontare parecchi ostacoli, persino la violenza delle gang. Haiti è afflitta da una povertà endemica e manca l’elettricità. Molti sono i matrimoni di gruppo al fine di ridurne le spese. Il pranzo di nozze, nelle zone rurali, è offerto dal villaggio e consiste in pane, banana fritta, riso e caffè.

Alle spalle la foto di Juan de la Cruz Megias Mondéjar
Alle spalle la foto di Juan de la Cruz Megias Mondéjar

Il fotografo spagnolo Juan de la Cruz Megias Mondéjar ha fotografato nella Murcia, in un ventennio, più di 2.500 matrimoni. Le foto sono state scattate in luoghi “dove la fotografia è stata da tempo democratizzata e resa popolare, dove l’album di famiglia è sopravvissuto ai tempi moderni”.
Una mostra all’insegna del costume di un periodo è La foto con Dios di Carlo Rainone. Ovvero la “foto con Maradona”, che testimonia un rito in voga a Napoli tra il 1984 e il 1991. La mostra evidenzia la devozione, quasi religiosa, di un popolo per il noto calciatore.

Me, Myself and Eye, Déjà View - A Conversation in Colour
Déjà View – A Conversation in Colour

No Ordinary Love testimonia la transizione di Izaak Theo Adu-Watts (figlio della cantante Sade) – @izaaktheo account Instagram – dal sesso femminile a quello maschile. Interessante la mostra di Déjà View – A Conversation in Colour in cui due archivi fotografici, quello del fotografo britannico Martin Parr e quello di The Anonymous Project (raccolta di diapositive a colori di fotografi non professionisti) sono messi a confronto.

Me, Myself and Eye, Storie di Umanità. Fotografi per Medici senza Frontiere
Storie di Umanità. Fotografi per Medici senza Frontiere

L’anno scorso, in occasione dei sui 50 anni, Medici Senza Frontiere ha lanciato, insieme a Cortona On The Move l’open call per giovani fotografi dal titolo Storie di Umanità. Fotografi per Medici senza Frontiere rivolta a fotografi amatoriali e professionisti residenti in Italia di età compresa tra i 18 e i 30 anni per promuovere una riflessione sul nesso tra fotografia e solidarietà e umanità. Oltre duecento partecipanti e tre i vincitori selezionati dalla giuria nel 2021: Yarin Trotta del Vecchio, Filippo Taddei e Giuliano Lo Re.

Yarin Trotta del Vecchio, Ritratto di Mary, Agadez, marzo 2022
Yarin Trotta del Vecchio, Ritratto di Mary, Agadez, marzo 2022

I vincitori hanno poi svolto un lavoro di reportage con MSF che viene presentato in anteprima alla nuova edizione di COTM 2022.
Nella foto sotto di Yarin Trotta del Vecchio vediamo il ritratto di una donna arrivata ad Agadez dalla Nigeria nella speranza di avere una vita migliore. Attirata in Niger dalla speranza di trovare un lavoro si è ritrovata in una casa di prostituzione. Queste donne sono spesso sottoposte alla violenza sia dei clienti che delle forze armate. Sono picchiate, violentate e derubate, senza poter tornare indietro.

Cortona on the move 2022 – Me, Myself and Eye, video di Marco De Felicis

Chiesa di San Marco e Via Crucis

Chiesa di San Marco
Chiesa di San Marco

La Chiesa di San Marco ospita il progetto in corso di Lucas Foglia (1983, New York): Constant Bloom. Le farfalle Painted Lady percorrono la distanza più lunga mai documentata per una migrazione di farfalle. Ogni anno volano tra l’Africa, il Medio Oriente e l’Europa fino a quando le loro ali si strappano o sbiadiscono.

Via Crucis
Via Crucis

Lucas Foglia fotografa le farfalle in migrazione e ciò che vedono durante il loro viaggio. Nelle sue fotografie queste farfalle tracciano un collegamento tra persone diverse e luoghi diversi.

Lucas Foglia, Rahaf, Raghd, Yusra, Nàa, and Ghina Ali, Jordan, March 2022
Lucas Foglia, Rahaf, Raghd, Yusra, Nàa, and Ghina Ali, Jordan, March 2022

In realtà la loro migrazione è una metafora del mondo interconnesso e della nostra responsabilità di averne cura. Dopo aver ammirato le farfalle all’interno della chiesa di San Marco si può procedere lungo la Via Crucis – meglio evitare le ore più calde – che conduce alla Basilica di Santa Margherita e poi ancora più in alto alla Fortezza del Girifalco. La salita è ripida ma molti tratti sono ombreggiati e si gode un bel panorama fino al Lago Trasimeno. Lungo la via sono esposte le foto di Lucas Foglia.

Fortezza del Girifalco

Arrivare a piedi alla possente Fortezza medicea di Girifalco (651 m di altitudine) ripaga della fatica.

Fortezza del Girifalco
Fortezza del Girifalco

La fortezza è una struttura molto bella con panorami mozzafiato e le mostre di fotografia all’interno sono interessanti.Inoltre beneficiano di un allestimento decisamente suggestivo: nelle sale, nei sottorranei e lungo le mura.

Fortezza del Girifalco, ingresso
Fortezza del Girifalco, ingresso

Icons è un progetto a lungo termine, di Jojakim Cortis (1978, Aquisgrana) e Adrian Sonderegger (1980, Zurigo), dedicato a immagini iconiche della storia della fotografia internazionale (per es. quelle di Robert Capa). Costruiscono nel loro studio modelli tridimensionali delle immagini e fotografano il risultato da un’angolazione che appiattisce l’immagine.

Me, Myself and Eye, allestimento
Allestimento

Così “la copia della copia della copia della realtà” diventa un’esperienza metafisica, straniante che mette in discussione la percezione visiva dello spettatore. Entrano a far parte dell’immagine finale anche tracce del processo di produzione e gli strumenti utilizzati.Cosa è reale? Cosa è autentico?

Me, Myself and Eye, Jojakim Cortis e Adrian Sonderegger, Icons
Jojakim Cortis e Adrian Sonderegger, Icons

Walter Niedermayr (1952, Bolzano) lavora sull’ambiente, naturale o artificiale.Un ambiente carico di tensioni o problemi irrisolti, in cui l’azione umana assume il ruolo di un agente patogeno, qualcosa che altera l’equilibrio.naturale con la sua presenza massiccia o invadente.

Me, Myself and Eye, Walter Niedermayr, Plateau Rosa, 21/2014
Walter Niedermayr, Plateau Rosa, 21/2014

Dall’America di ieri di Jacob Holdt si passa a quella di oggi di Stacy Kranitz (1976, Kentucky) che vive sugli Appalachi del Tennessee. Esplora l’estrazione del carbone che ha devastato quella zona e ha lasciato nell’indigenza molti abitanti del luogo. Le sue grandi foto retroilluminate sono straordinarie.

Me, Myself and Eye, Stacy Kranitz
Stacy Kranitz

Dopo aver esplorato in lungo e largo la fortezza, stando attenti a non saltare qualcuna delle sue mostre all’interno, e aver goduto dei suoi panorami, si può fare una sosta al fresco Bistrot per poi ridiscendere nel centro di Cortona.

Le mura della Fortezza
Le mura della Fortezza

Dopo aver partecipato a questa edizione di Cortona On The Move, “Me, Myself and Eye”, qualcosa sulla percezione, sul punto di vista è cambiato e si torna a casa diversi, come dopo ogni viaggio teso a conoscere.

Fortezza del Girifalco, video di Marco De Felicis

Informazioni

Cortona on the move – festival internazionale di fotografia 2022

GIORNI E ORARI
Dal 15 luglio al 4 settembre: apertura tutti i giorni dalle 10 alle 20
Dal 5 settembre al 2 ottobre: apertura tutti i giorni dalle 10 alle 19

BIGLIETTI
INTERO: 18€ Tutte le esposizioni
8€ Solo esposizioni Fortezza del Girifalco
10€ Integrativo dietro presentazione del biglietto della Fortezza del Girifalco
RIDOTTO: 15€ Tutte le esposizioni

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, gente, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e libri, la mia porta per l'altrove. I regali più graditi: un viaggio o un libro. Segni distintivi: un biglietto in tasca e una valigia accanto al letto, all'interno almeno un libro. eventi@antonellacecconi.it

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