Images are Real – Jonas Mekas: “Cinema is my Country”

Images are Real – Jonas Mekas: “Cinema is my Country”

Roma rende omaggio al regista lituano con una mostra al Mattatoio di Roma, fino al 26 febbraio 2023

La capitale celebra il centesimo anniversario dalla nascita del regista, poeta, artista e teorico di origine lituana Jonas Mekas (Biržai 1922 – New York 2019), con la mostra Images Are Real a cura di Francesco Urbano Ragazzi. Il duo curatoriale ha accompagnato il regista in molteplici progetti artistici da Venezia a New York, a Seoul e a Reykjavík. Il titolo della mostra è una citazione tratta dal film Out-takes From the Life of a Happy Man, in cui la voce fuoricampo dell’artista riflette tra sé e sé: «Le memorie sono passate, ma le immagini sono qui, e le immagini sono reali!».

La mostra è promossa da Roma Culture e dall’Azienda Speciale Palaexpo con la partnership del Lithuanian Culture Institute e dell’Ambasciata della Repubblica di Lituania a Roma. In occasione dell’anteprima stampa, a cui ha partecipato anche Sebastiana Mekas (figlio del regista), Marco Delogu (presidente dell’Azienda Speciale Palaexpo di Roma) ha evidenziato come il programma dei festeggiamenti per il regista lituano, padre dell’avanguardia cinematografica, conta 60 eventi in tutto il mondo e questa di Roma è una delle mostre più grandi dedicate al filmaker in Europa.

Come hanno spiegato i due curatori l’esposizione guarda in retrospettiva alla sessantennale attività di Jonas Mekas dentro e oltre la storia del cinema d’avanguardia. Attraverso un’accurata selezione di opere, dagli anni Sessanta alla fine del 2010, il progetto espositivo intende leggere il lavoro di Mekas come un viaggio dantesco che dall’inferno della storia porta alla felicità grazie a un esercizio filmico quotidiano. Mekas suggeriva: “dimenticate l’eternità e godetevi il momento”.

Già nel 2015 Francesco Urbano Ragazzi avevano curato la personale di Jonas Mekas a Palazzo Foscari Contarini. Una palazzo veneziano del XVI secolo che era stato riconvertito in fast food. La mission era stata quella di riappropriarsi di uno spazio storico adibito al consumo attraverso un’operazione estetica. Già all’epoca il cinema di Mekas aveva assunto la forma di un video-diario online in continuo aggiornamento.

I due curatori hanno raccontato come Mekas ha lavorato sul reale come un reality-maker. La ricerca della felicità si compie attraverso la vita quotidiana del regista. Fuggì dalla Lituania durante la Seconda Guerra mondiale e si trasferì a New York nel 1949. Dopo pochi mesi dal suo arrivo negli Stati Uniti Mekas acquista la sua prima Bolex, una cinepresa maneggevole che lo accompagnerà per quasi tutta la vita. Diventa ben presto il catalizzatore di una generazione di cineasti che riunisce sotto il nome di New American Cinema Group (1960), tantissime figure “non conformi” capitanate da un profugo.

Quello di Mekas è un cinema diaristico, un’attenzione stoica e costante verso i momenti felici della vita di tutti i giorni. La sua opera Walden (1968) un videodiario, manifesto del regista, è un costante déja vu presentato in mostra in forma di installazione su due schermi. Il titolo è tratto dal libro: Walden, Life in the Woods in cui l’autore, Henry David Thoreau, racconta due anni di vita nella natura selvaggia del Massachusetts. Mentre l’artista lituano mette insieme i suoi diari dagli anni Quaranta fino al 1968 e il montaggio è direttamente in camera.

Nel 1954 Jonas e suo fratello, Adolfas, fondano Film Culture, una rivista sul cinema sperimentale. In mostra anche alcune pubblicazioni della rivista, dalla modernissima e accattivante grafica. Ma non si tratta soltanto di rivista in quanto dopo Mekas fonda istituzioni importanti e vitali come la Filmmakers Cooperative (1961) e l’Anthology Film Archives (1970), ancora oggi uno dei più vasti archivi dedicati al cinema indipendente

L’opera di Jonas Mekas è un inno alla vita nel suo quotidiano e continuo divenire. La macchina da presa nelle sue mani è un diario dove registra, ogni giorno, i frammenti della propria esistenza. Spazia dagli incontri con gli amici (Andy Warhol, Allen Ginsberg o Yoko Ono) alla primavera a Central Park con i suoi fiori e alberi. Ma è soprattutto il suo montaggio a rendere il suo lavoro lirico e non narrativo, quasi un haiku. Attraverso un diario lungo settant’anni la mostra indica alcune tappe fondamentali della vita del regista.

Jonas Mekas, In an Instant It All Came Back to Me, 32 stampe su vetro (dettaglio), 2015

Mekas è stato segregato dai nazisti, assieme al fratello Adolfas, in un campo di prigionia e poi trasferito nei campi profughi durante i quattro anni successivi alla fine del conflitto mondiale. Questa tragica esperienza si ritrova in The Brig del 1964 (tr. carcere militare), una trasposizione cinematografica della famosa performance (l’ultimo spettacolo) del Living Theatre, che gli varrà il Leone d’Oro per il miglior documentario alla Biennale Cinema di Venezia del 1964. L’opera teatrale è tutta giocata in una gabbia con parole d’ordine e comandi che evocano la coercizione. Mekas partecipa in realtà alla performance filmandola.
In questa mostra l’opera è associata alla serie fotografica Purgatorio, che racconta i primi anni dopo la guerra, e a un video filmato da Mekas durante il crollo delle Torri Gemelle (11 settembre 2001).

Il regista è associato per lo più agli Stati Uniti e a New York ma le sue radici hanno sempre svolto un ruolo importante, come nel sostenere l’indipendenza della Lituania nel 1990.

Mekas fu uno stretto collaboratore di artisti come Andy Warhol, Nico, Allen Ginsberg, Yōko Ono, John Lennon e Salvador Dalí. In una serie di ritratti estrapolati dal film Birth of a Nation (1997), un lavoro di ricerca condotto dall’artista e proseguito dai curatori, la mostra testimonia la rete di amicizie che Mekas è stato capace di creare intorno a un’idea di cinema opposta e contraria al gigantismo hollywoodiano. Il film racconta la nascita del cinema indipendente attraverso 164 ritratti di registi, critici e attivisti. Nel 2008 estrapola una serie di 40 fotogrammi con le personalità, a suo avviso, più significative: Warhol, Fellini, Ginzberg etc. Nel 2022, sulla base di una lista di Mekas, i curatori hanno completato la serie fotografica con 120 volti estrapolati dalla lista.

Perchè BIRTH OF A NATION? Perchè il cinema indipendente è una nazione in sé. Siamo circondati dalla Nazione del cinema commerciale come le popolazioni indigene degli Stati Uniti o di qualunque altro Stato sono circondate dal Potere Dominante. Siamo l’invisibile, ma essenziale, nazione del cinema. Noi siamo Cinema. (Jonas Mekas)

Sebastian Mekas (figlio di Jonas Mekas) e Marco Delogu (presidente dell'Azienda Speciale Palaexpo di Roma)
Sebastian Mekas e Marco Delogu

La storia di Mekas è quella di un profugo con una cinepresa che cambia la storia del cinema. Perpetua l’avanguardia. Nel 2006, pochi mesi dopo il lancio di YouTube, l’artista trasferisce il suo diario online e nel 2007 realizza 365 Day Project editando un film per ogni giorno dell’anno. La sua vita scorre e rinasce al ritmo del cinema. Vita che diventa immagine sulle trentadue vetrate di In an Instant It All Came Back to Me (2015), un’opera composta da 768 immagini tratte dall’enorme archivio dell’artista, attraverso un processo di stampa digitale, e poi impresse su vetro. Rese in tal modo trasparenti da sembrare una pellicola. Le immagini, che vanno dal 1950 al 2000, riuniscono in una sola opera l’intera vita del regista. In occasione della 56ma Biennale di Arti Visive di Venezia le vetrate avevano così coperto le finestre di Palazzo Foscari Contarini.
L’esposizione si chiude con il manifesto che Mekas scrive contro i 100 anni del cinema (1996). Un bellissimo autoritratto danzante del regista tra libri e pellicole, Cinema is not 100 Years Old, in cui afferma che il cinema è sempre giovane.

Francesco Urbano Ragazzi
Francesco Urbano Ragazzi

Le due mostre al Mattatoio di Roma: William Klein Roma Plinio De Martiis e quella di Jonas Mekas sono in qualche modo legate a Pier Paolo Pasolini che per Klein scrisse tutti i testi introduttivi dei capitoli del suo libro Roma (Feltrinelli, 1959). Mentre con De Martiis gareggiava nel narrare le borgate. A New York Pasolini incontrò Mekas, suo coetaneo. Di entrambi si celebra il centenario, di Pasolini con una importante mostra presso il Palazzo delle Esposizioni. Nel 1967 i due ebbero una lunga conversazione riportata nel libro del lituano, Scrapbook of the sixties: writings 1954-2010, consultabile in mostra.

Il catalogo edito da CURA espande il percorso approfondendo l’intreccio tra arte e realtà nell’opera di Mekas.

Informazioni

Mattatoio di Roma, Padiglione 9b
Fino al 26 febbraio 2023
Piazza Orazio Giustiniani, 4
00153 Roma

Orari: Dal martedì alla domenica 11.00 – 20.00
Chiuso il lunedì. L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura

Biglietti
Intero € 8,00 euro
Ridotto dai 19 ai 27 anni e over 65 € 6,00
Ridotto dai 7 ai 18 anni € 4,00 – Fino a 6 anni gratuito
Promozione studenti e dottorandi Università di Roma € 4,00
l biglietto è unico e valido per le mostre in corso ai Padiglioni 9a e 9b: “William Klein ROMA De Martiis” e “Images Are Real – Jonas Mekas”

Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, gente, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e libri, la mia porta per l'altrove. I regali più graditi: un viaggio o un libro. Segni distintivi: un biglietto in tasca e una valigia accanto al letto, all'interno almeno un libro. eventi@antonellacecconi.it

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