India, Madhya Pradesh. Gwalior e la coraggiosa regina di Jhansi. Orchha la “nascosta”

India, Madhya Pradesh. Gwalior e la coraggiosa regina di Jhansi. Orchha la “nascosta”

1. Madhya Pradesh. L’Unesco ha deciso di includere fra i Patrimoni Culturali Mondiali i magnifici palazzi antichi di Gwalior e Orchha

INDICE: GwaliorLa fortezza è donna. La storia della regina di Jhansi, indomita amazzone a capo della rivolta contro i colonialisti inglesiOrchha la nascosta: Cenotafi sul fiume BetwaTempio di ChaturbhujRaj Mahal Jahangir MahalRai Praveen Mahal, storia d’amore di una poetessa danzatrice

India centro-settentrionale, Madhya Pradesh. L’UNESCO ha voluto, attraverso questo riconoscimento ai sontuosi palazzi storici di Gwalior e Orchha, valorizzare la componente religiosa sia induista che musulmana.
Oltre per essere indomiti guerrieri i Rajput sono memorabili anche per il loro mecenatismo e gusto artistico. Tra il XV e la metà del XVIII secolo raggiunsero un elevato grado di raffinatezza soprattutto nell’architettura palaziale. I Rajput, nonostante la sovranità imperiale moghul, godevano comunque di autonomia anche aritstica.

Gwalior

La fortezza, vicino al confine con il Rajasthan e a poco più di cento chilometri da Agra, deve il suo nome a Gwalipa il santo che aveva salvato dalla lebbra il principe Suraj Sen. Una città che ha dovuo contrastare diversi invasori, a cominciare dagli Unni nel VI secolo. Nel XIII secolo viene conquistata dal sultano di Delhi e nel XIV secolo è sotto il dominio rajput. Il più illustre dei rajput è Man Singh (1486 – 1516) committente della fortezza che domina la città, Man Mandir. Dopo alterne vicende gli inglesi ne affidano il governo alla casata degli Scindia (che vivono ancora in un ricco palazzo sotto al forte). La fortezza va oltre le più azzardate fantasie sia per imponenza che per bellezza ed eleganza. Si stende per quasi tre chilometri su un blocco di arenaria di un centinaio di metri.

Gwalior, Man Mandir
Gwalior, Man Mandir

Le mura grandiose che la circondano sono alte circa 10 metri. Prediligendo l’accesso più scomodo (nord-orientale) si apprezza in tutto il suo splendore la vista del palazzo dalle fantastiche decorazioni in ceramica turchese con pareti alte trenta metri e torrioni circolari con sopra cupole originariamente coperte di rame. A rendere vario e meno massiccio l’aspetto delle facciate l’intercalare di raffinate logge. La fortezza fu costruita in circa 30 anni (1486 – 1517). La sicurezza è garantita dalle diverse porte che ne controllano l’accesso. Tra queste la Badalgar alla cui destra si trova il Gujari Mahal, fatto costruire da Man Singh per la moglie prediletta, Mrignayani (occhi di cerbiatto).

Gwalior, Man Mandir
Gwalior, Man Mandir

Alcune scalinate conducono a delle affascinanti sculture rupestri giaina. Un’altra porta di accesso è l’Hathiya Pol (porta dell’elefante).
L’interno del forte si sviluppa intorno a due piccole corti su cui si aprono le stanze. Le decorazioni della facciata meridiionale lasciano a bocca aperta: ceramiche smaltate turchesi, verdi e giallo oro con eleganti motivi animali e vegetali.

La fortezza è donna. La storia della regina di Jhansi, indomita amazzone a capo della rivolta contro i colonialisti inglesi

Questa fortezza è memorabile, oltre che per la sua bellezza, anche per il fatto di essere stata teatro delle eroiche gesta della Rani di Jhansi. Manikarnika nacque nel 1828 a Varanasi, da una famiglia di bramini (la casta sacerdotale, più alta, indù). Rimase orfana di madre a soli quattro anni e con il padre si trasferì alla corte di Peshwa a Bithur. Il Raja si affezionò a lei trattandola come una figlia. Studiò arte militare, divenne un’ottima cavallerizza, tirava con l’arco, imparò l’arte del combattimento e formò una guardia personale di sue amiche. A quindici anni (1842) fu data in sposa a Gangadhar Newalkar Rao, Raja di Jhansi, un piccolo stato dell’India settentrionale, formalmente indipendente ma sotto il protettorato della Compagnia inglese delle Indie Orientali, che amministrava il subcontinente indiano per conto della Corona britannica.

Man Mandir
Man Mandir

Manikarnika divenne Rani (regina) cambiando il suo nome in Lakshmi Bai (la dea della ricchezza). Lakshmi formava una triade con Durga (coraggio) e Saraswati (conoscenza). Rani Lakhsmi Bai diede alla luce il suo primo figlio, Damodar Rao, che però morì a soli quattro mesi. Così i due sovrani adottarono un successore, Anand Rao, figlio del cugino di Gangadhar Rao. Anche quest’ultimo morì presto (1853), forse a causa della perdita del figlio. Il Governatore generale dell’India, Lord Dalhouise, adducendo a pretesto la non consanguineità tra la Rani e Anand Rao lo estromise dal trono, annettendo così Jhansi al governo inglese (Raj Britannico). La regina protestò per il fatto di poter adottare, come previsto dalla tradizione indiana, un successore. Ricevette, però, quale compensazione solo una pensione annua e le fu ordinato di lasciare il suo palazzo per il forte della città di Jhansi.

Man Mandir, particolare della decorazione in ceramica blu
Man Mandir, particolare della decorazione in ceramica blu

Quando l’esercito inglese, comandato da sir Hugh Rose (28 marzo 1858), cinse d’assedio Jhansi, la regina Lakshmi Bai si schierò con gli insorti combattendo valorosamente. Dopo la messa in fuga dell’esercito di liberazione indiano Hugh Rose espugnò le mura di Jhansi. La Rani riuscì di notte a scappare, saltando le mura a cavallo con il figlio sulle spalle, fuggendo insieme alle sue guardie-donne. Il 1º giugno 1858 Rani Lakshmi Bai, a capo dei rivoltosi, prese la fortezza di Gwalior, feudo della dinastia Scindia fedele agli inglesi. Il 17 giugno, mentre combatteva a cavallo, vestita con abiti da parata, fu uccisa, a soli 29 anni, da un colpo di carabina sparato dagli Ussari Reali Irlandesi. Il generale Rose, nel descriverla, scrisse che la regina di Jhansi, bella e intelligente, era stata l’unico “vero uomo” tra gli insorti. Oggi è diventata un’icona del coraggio femminile nei fumetti e a Bollywood.

Orchha la nascosta

Orchha, Jahangir Mahal
Orchha, Jahangir Mahal

Il suo nome significa “nascosta”, è uno dei centri più piccoli del Madhya Pradesh ma uno dei più suggestivi. Il fascino discreto della bellezza, lontano dal frastuono della capitale o da destinazioni turistiche come la vicina Khajuraho. Il regno di Orchha, fondato da Rudra Pratap Singh (capo del clan Bundela), è durato dal 1501 al 1950, quando il suo ultimo re aderì all’Unione Indiana. I suoi edifici del Cinquecento e Seicento hanno mantenuto l’aspetto originario. Quella che si avverte è un’aria di abbandono. Per scoprire gli affreschi spesso ci si addentra con una torcia, ma la tranquillità durante la visita sono una garanzia di relax e piacere. Il suo aspetto è quello di una cittadella fortificata con un tripudio di padiglioni, terrazze e decorazioni. Tipica di questi palazzi, diversamente da altri rajput, è l’assenza di separazione netta tra la zona riservata alle donne (zenana) e quella per gli uomini (mardana).

Cenotafi sul fiume Betwa

Cenotafio,Tikamgarh, Orchha
Cenotafio,Tikamgarh, Orchha

Quattordici cenotafi, o memoriali per i sovrani, sono raggruppati lungo il Ghat Kanchana sulle rive del fiume Betwa. I Chattris (o cenotafi commemorativi) furono costruiti durante i secoli XVI, XVII e XVIII per onorare gli antenati defunti dei re Bundela. La loro presenza spettrale sulle rive del fiume dona una sensazione di decadenza e sembra di trovarsi in un film di Satyajit Ray. Tra queste affascinanti architetture le lavandaie ancora sbattono i loro panni sulle pietre del fiume.

Tempio di Chaturbhuj

Chaturbhuj Temple. Orchha
Chaturbhuj Temple

Tempio di Chaturbhuj (875 d.C.) è dedicato al dio Vishnu. Il suo nome significa “quello con quattro braccia” e Lord Vishnu è citato come chaturbhuj in vari testi indù. Questo tempio è un esempio di mirabile architettura indiana, è costituito da un santuario con sikhara (“picco montuoso”, tetto curvilineo), un vestibolo e un portico. Porte d’argento custodiscono l’immagine del dio Rama.

Raj Mahal

Carrozza trainata da elefanti, affresco nella Royal chamber del Raj Mahal, XVI sec. Orchha
Carrozza trainata da elefanti, affresco nella Royal chamber del Raj Mahal, XVI sec.

Anche questo complesso fortificato, sede della corte reale, sorge sulla riva del fiume. Il Raj Mahal, a tre piani, presenta le sue sale intorno ai due cortili centrali. Nel primo cortile s’incontra la sala delle Udienze e intorno al secondo si aprono le stanze reali. Sono ricche di affreschi del XVIII secolo con soggetti mitologici: il ciclo di Krishna e le incarnazioni di Vishnu; in un’altra sala interessanti immagini della vita di corte. Gli appartamenti sono collegati da terrazze. Nella parte più alta si intravede l’originale decorazione in maioliche blu e turchesi.

Jahangir Mahal

Orchha. Jahangir Mahal, balconate coperte
Jahangir Mahal, balconate coperte

Questa imponente costruzione si affaccia sulla piazza d’armi. Fu costruita da Bir Singh Deo (inizi Seicento) in onore della visita dell’imperatore moghul suo protettore. Il suo stile è una fusion di quello indù e musulmano. Gli appartamenti sono situati ai quattro angoli dell’edificio e a metà dei lati. Sono collegati tra loro da balconate coperte. Le finestre in pietra traforata (jali) assicurano il passaggio di una fresca ventilazione. Dal tetto si gode di un bel panorama.

Rai Praveen Mahal, storia d’amore di una poetessa danzatrice

Jahangir Mahal
Jahangir Mahal

Dal Raj Mahal un sentiero conduce al Rai Praveen Mahal, un piccolo palazzo a due piani. Dotato di fresche camere sotterranee è circondato da un giardino. Decorato con nicchie e affreschi l’edificio rievoca la storia d’amore tra Raja Indramani e Rai Parveen. Lei era l’amante del re, una danzatrice, poetessa e musicista che per lui rifiutò l’invito a seguire l’imperatore moghul Akbar, che se ne era invaghito, alla sua corte.

Jahangir Mahal

Un’altra versione racconta come Rai Praveen fosse nota per la sua bellezza. L’imperatore Akbar, colpito dalla sua grazia, ordinò che fosse portata alla sua corte. Con la sua arguzia convinse però l’imperatore a lasciarla andare: “0 ‘buono e intelligente! Per favore ascolta la preghiera di Rai Praveen. Solo un individuo di casta bassa, barbiere e spazzino mangia da un piatto dove ha già mangiato qualcun altro “.

Jahangir Mahal
Jahangir Mahal

Comprendendo il senso dei suoi versi l’imperatore Akbar la rimandò a Orccha non mancandole di rispetto. I dipinti raffigurano scene di danza e diversi stati d’animo della stessa Rai Praveen.

Video di Marco De Felicis

Informazioni

Dove dormire
Orchha Resort

Antonella Cecconi

Viaggi-dipendente amo raccontare luoghi, gente, arte e cultura. Leggi miei articoli su Nomade Culturale

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