Le opere di Solomon e Peggy Guggenheim

Ultimi giorni per ammirare a Palazzo Strozzi (Firenze) oltre cento opere europee e americane delle collezioni di Solomon (zio) e Peggy (nipote) Guggenheim. Fino a domenica 24 luglio. Mercoledì 20 luglio ore 21.30 concerto dei Rasenna Brass (ingresso libero)

 

Peggy Guggenheim con gli orecchini realizzati per lei da Alexander Calder, anni '50

Peggy Guggenheim con gli orecchini realizzati per lei da Alexander Calder, anni ’50 © Fondazione Solomon Guggenheim, foto Archivio Cameraphoto Epoche, donazione Cassa di Risparmio di Venezia 2005

La mostra consente il confronto tra le opere delle avanguardie europee e americane provenienti dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York – opera di Frank Lloyd Wright, aperto al pubblico dal 1959 – e dall’abitazione-museo di Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei Leoni a Venezia, edificio incompiuto del XVIII secolo sul Canal Grande. L’esposizione è suddivisa in nove sezioni. Nella prima la nascita delle due collezioni: astratta quella di Solomon iniziata nel 1929 (con circa 150 opere di Kandinsky all’attivo) e attenta alle avanguardie quella di Peggy raccolta a partire dagli anni Trenta. Solomon, sposato con una Rotschild, doveva la sua fortuna all’industria mineraria. Nel 1938 Peggy (il cui padre morì nella tragedia del Titanic), priva di problemi economici, aprì una galleria a Londra con una mostra di opere di Jean Cocteau a cui seguì una di Vasily Kandinsky. Decise, in seguito, di aprire un vero e proprio museo per il quale si propose l’obiettivo di “comprare un quadro al giorno”.

Irene Guggenheim

Irene Guggenheim, Vasily Kandinsky, Hilla Reaby e Solomon R. Guggenheim al Bauhaus di Dessau, 7 luglio 1930. Courtesy of the Solomon R. Guggenheim, Foundation, New York

A luglio del 1941 lasciò la Francia occupata dai nazisti per andare negli Stati Uniti insieme a Max Ernst, che diventò poco dopo il suo secondo marito (da cui si separerà dopo due anni).
Nella seconda sala le opere dei surrealisti europei, che allo scoppio della Seconda Guerra mondiale emigrarono negli Stati Uniti influenzando anche l’arte di oltreoceano. Tra questi Marcel Duchamp, amico e consigliere di Peggy, Gottlieb e Still. All’inaugurazione, nel 1942, del museo-galleria Art of This Century sulla 57ma strada a New York, Peggy indossò un orecchino di Tanguy e uno di Calder, per dimostrare la sua “imparzialità tra Surrealismo e Astrattismo”.

Willem de Kooning,

Willem de Kooning, (Rotterdam 1904 – East Hampton 1997), Composizione (Composition), 1955, olio, smalto, e carboncino su tela, cm 201 x 175,6. New York, Solomon R. Guggenhei, Museum, 55.1419. Foto di Kristopher McKay ©The Willem de Kooning Foundation, by SIAE 2016

Fu grazie alla passione di Peggy Guggenheim per le sue opere che Jackson Pollock, rappresentante dell’Action Painting, divenne famoso. Nel 1943 Pollock ottenne da Peggy un contratto che gli consentì, per qualche anno, di dedicarsi unicamente all’arte. In mostra i suoi esordi (La donna Luna, 1942), le opere realizzate con la tecnica del dripping (colature di colore con vari utensili su una tela orizzontale) e quelle ispirate a gesti rituali, con funzioni propiziatorie, dei Nativi americani (Foresta incantata, 1947). Nel 1947 Peggy tornò in Europa andando ad abitare a Venezia, dove rimarrà circa 30 anni. Nel 1950 organizzò, al Museo Correr, la prima personale in Europa di Pollock.

Peggy Guggenheim nella sua camera da letto

Peggy Guggenheim nella sua camera da letto a Palazzo Venier dei leoni con alle spalle Alexander Calder, Testiera di letto in argento (1945-46) Collezione Peggy Guggenheim), Venezia, primi anni ’50. ©Fondazione Solomon R. Guggenheim, foto Archivio Cameraphoto Epoche, donazione Cassa di Risparmio di Venezia, 2005

Dalla contaminazione delle avanguardie dei due continenti nacque l’Espressionismo astratto, che ebbe tra i suoi rappresentanti più significativi l’olandese Willem de Kooning, sintesi di materia, colore e gesto. Negli anni effervescenti del dopoguerra gli artisti assegnarono nuovi significati alla materia, le plastiche di Burri, così come allo spazio intorno al supporto, i tagli sulla tela di Fontana.

Roy Lichtenstein

Roy Lichtenstein (New York 1923 – 1997), Preparativi, 1968, olio e acrilico Magna su tre tele, cm. 304,8 x 548,6. New York, Solomon R. Guggenheim Museum. 69.1885. Foto di Kristopher McKay ©Estate of Roy Lichtenstein New York, by SIAE 2016

Le foto in mostra documentano la bulimia artistica di Peggy che amava intrecciare rapporti di amicizia con gli artisti, come con Giacometti, e circondarsi delle loro creazioni: le scatole di Cornell, i rayogrammi di Man Ray, la testiera del letto in argento di Calder o la valigia da viaggio (Louis Vitton) con sessantuno copie di opere di Duchamp inclusa una dedica dell’artista alla sua mecenate. La generazione successiva di artisti, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, si espresse pittoricamente non più attraverso il gesto ma con colori piatti e bidimensionali e il concetto di scultura venne, ludicamente, scardinato dai mobile di Alexander Calder.

Frank Lloyd Wright, Hilla Rebay, e Solomon R. Guggenhei, con il plastico del nuovo museo di Wright alla conferenza stampa di presentazione del progetto. Plaza Hotel, New York, 20 settembre 1945. Courtesy of the Solomon R. Guggenheim Foudation, New York

Frank Lloyd Wright, Hilla Rebay, e Solomon R. Guggenheim, con il plastico del nuovo museo di Wright alla conferenza stampa di presentazione del progetto. Plaza Hotel, New York, 20 settembre 1945. Courtesy of the Solomon R. Guggenheim Foudation, New York

Tra gli artisti più amati dallo zio Solomon e Peggy: Rothko, Dubuffet (in mostra L’istante propizio) e Twombly che usava la tecnica dei graffiti su sfondi solidi. Alla fine degli anni Sessanta esplose la Pop Art, in mostra Preparativi (1968) di Roy Lichtenstein, che determinò una virata nel mondo dell’arte. La collezione Peggy Guggenheim, e il palazzo che la ospita (uno dei luoghi più suggestivi di Venezia), è proprietà della Fondazione Solomon R. Guggenheim, istituita nel 1937, che ha acquisito anche il Museo Guggenheim di Bilbao e quello ad Abud Dhabi.

Sede Palazzo Strozzi

Orario mostra Tutti i giorni inclusi i festivi 10.00-20.00
Giovedì: 10.00-23.00

Info Tel +39 055 2645155 info@palazzostrozzi.org

BIGLIETTI Intero € 12,00
Ridotto e gruppi € 9,50 e € 4,00
Costo prevendita a biglietto (escluso scuole) € 1,00
Mercoledì 20 luglio, ore 21.30
Cortile di Palazzo Strozzi
Ingresso libero

Il quintetto di ottoni Rasenna Brass propone un concerto, della durata di circa un’ora, inizierà con estratti da celebri sinfonie e grandi opere liriche e terminerà con brani moderni, pop e rock attraversando pagine jazz e blues. Fra le altre, saranno eseguite composizioni di G. Verdi, G. Puccini, G. Gershwin, A. Piazzolla, J. Gilberto, F. Micalizzi e R. Charles.
I Rasenna Brass nascono nel 2011 dalla collaborazione di quattro musicisti aretini: Marco Francioni (tromba), Francesco Agnello (corno), Saverio Zacchei (trombone) e Filippo Mazzini (tromba).
L’omaggio alla città di Arezzo è all’origine della scelta del nome del quintetto: “Rasenna” è infatti la denominazione con cui il popolo etrusco, antico abitante di queste terre, designava se stesso.
Fin dall’inizio la formazione cameristica ha fatto della versatilità il suo tratto distintivo: il repertorio dei Rasenna spazia tuttora dalla musica rinascimentale e barocca ai generi sinfonici e operistici, per approdare a generi decisamente più̀ moderni come il pop, il rock e le colonne sonore del grande cinema.

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