Myanmar. Monte Kyaiktiyo (Golden Rock)

Myanmar. Monte Kyaiktiyo (Golden Rock)

A Monte Kyaiktiyo devi proprio volerci andare. Devi percorrere, a velocità ridotta, duecento chilometri a est di Yangon e una salita ripidissima di 1200 metri rigorosamente a piedi.

È il terzo luogo, per importanza, di pellegrinaggio buddhista ed è il più suggestivo. Si dice che una ciocca dei capelli di Siddharta impedisca alla roccia di precipitare. Monte Kyaiktiyo (Golden Rock) si trova nello Stato Mon, in cima c’è un piccolo stupa alto 7,3 metri costruito su un masso di granito ricoperto da moltissimi strati di sottilissime foglie d’oro attaccate dai devoti. Per quanto il viaggio possa risultare disagevole quello che vedrete lassù, a un’altezza di circa 1.100 m s.l.m., sarà un’esperienza unica e indimenticabile. Monte Kyaiktiyo dista dalla capitale (Yangon) circa 210 chilometri. La strada per arrivare al villaggio più vicino alla pagoda, Kinpun, è piuttosto difficoltosa ed è necessario procedere lentamente.

Processione religiosa
Processione religiosa

Arrivati alla base del monte (15 chilometri di distanza circa dalla sua vetta) occorre trovare posto su uno dei grandi camion scoperti (lain-ka), provvisti di panche di legno, che partono soltanto quando sono al completo. Il tragitto dura circa 45 minuti e prevede una sosta. Lungo la strada che si inerpica sulla montagna si possono scorgere altre rocce di granito in equilibrio precario. Dalla fermata dei camion occorre circa un’ora per percorrere a piedi l’ultimo ripidissimo tratto di sentiero lastricato. Si consiglia di fare il percorso con sufficiente scorta di acqua. Molti ragazzi birmani, nonostante siano esili e la salita impervia, si offriranno di trasportarvi, a pagamento, in lettiga. I pochi alberghi vicino alla meta sono molto spartani ma consentono, una volta arrivati in vetta di andare e tornare alla pagoda negli orari, anche più scomodi, in cui ci sono soltanto i birmani.

Myanmar, Monte Kyaiktiyo (Golden Rock)
Myanmar, Monte Kyaiktiyo (Golden Rock)

Conoscere lo scomodo itinerario non deve farvi desistere perchè un paio di giorni a Monte Kyaiktiyo non solo vuol dire vivere una esperienza mistica ma soprattutto conoscere ed entrare in contatto con i birmani, la loro cultura, la loro spiritualità, la loro etica. Si dice che basti una visita a questo luogo, intriso di devozione, per convertirsi al Buddhismo. Svegliarsi prima dell’alba per andare alla pagoda è un’immersione in un andirivieni silenzioso di persone che non si arresta ad ogni ora del giorno e della notte. Arrivano da ogni angolo del Paese e spesso gli anziani vengono trasportati in gerle sulle spalle. I birmani arrivano a migliaia nello spazio sacro soprattutto di notte, in silenzio, dormono in terra, fanno offerte, accendono incensi, meditano e lasciano cibo per chi ne ha bisogno. Cassette piene di soldi (offerte) sono alla mercè di chiunque ma nessuno oserebbe toccarli.

Donna in meditazione a Monte Kyaiktiyo
Donna in meditazione a Monte Kyaiktiyo

Il profumo dei fiori, delle offerte e degli incensi, la nebbia che si dirada e il salire dei fumi danno la sensazione di essere in un luogo onirico, surreale, dove sta per accadere qualcosa di straordinario. Infine eccola lì la roccia d’oro sullo strapiombo che miracolosamente non precipita.
Secondo la leggenda la roccia si troverebbe in un equilibrio precario al di sopra di una ciocca di capelli di Buddha. La roccia d’oro su cui è costruita la pagoda ha un’altezza di circa 7 metri e mezzo con una circonferenza di circa 15 metri. La roccia sporge per oltre metà della propria circonferenza sullo strapiombo rimanendo in equilibrio impossibile, dando così l’impressione di precipitare da un momento all’altro nella valle sottostante. L’accesso alla Roccia d’oro è riservato unicamente agli uomini, nel rispetto delle prescrizioni del buddhismo birmano.

Monaci a Monte Kyaiktiyo, offerte di cibo
Monaci a Monte Kyaiktiyo, offerte di cibo

Secondo la leggenda Siddharta Gautama, durante un viaggio, donò una ciocca dei suoi capelli a un eremita, Taik Tha, che la nascose fra i capelli per proteggerla. In seguito la donò a re Tissa (XI secolo) affinchè fosse custodita come reliquia al di sotto di una roccia che avesse le fattezze della propria testa con sopra uno stupa. Il re aveva ereditato poteri soprannaturali dal padre (uno zawgyi, un potente sciamano e alchimista) e dalla madre (una Nāga, principessa serpente). La roccia adatta fu trovata sul fondo del mare e fu individuato il luogo appropriato per la sua collocazione: il monte Kyaiktiyo. Secondo la leggenda è questa ciocca di capelli che impedisce alla roccia di precipitare giù a valle.

Eremita (hamit)
Eremita (hamit)

La leggenda, inoltre, racconta che la nave utilizzata per il trasporto della roccia fu trasformata in pietra (visibile ancor oggi vicino all’ingresso dello spazio sacro) ed è chiamata Pagoda Kyaukthanban (lo stupa della nave di pietra).
Nella lingua mon la parola kyaik significa “pagoda” e yo significa “portare sulla testa dell’eremita”. La parola ithi significa “eremita”. Perciò Kyaik-htiyo significa “pagoda sulla testa di un eremita”. Per questo è qui possibile, con un po’ di fortuna, avere la rarissima visione di un eremita, hamit, che vive solitamente nei boschi.

Nat
Nat

La pagoda d’oro è circondata da una serie di edifici contenenti statue di Buddha e di Nat. Questi sono trentasette spiriti dei luoghi e della natura di origine animista con cui gli uomini entrano in contatto attraverso gli sciamani. Nei templi il buddhismo convive con il culto dei Nat, a cui chiedere di intercedere per questioni profane, per poi tornare nella vita quotidiana auspicando fortuna e prosperità. Intorno alla zona sacra ci sono diverse piattaforme panoramiche da cui godere viste incredibili, a 360 gradi, sulle montagne circostanti.
La leggenda vuole che i pellegrini che compiono il tragitto tre volte in un anno da Kinpun saranno ricompensati con ricchezze e fortuna. Questo testimonia il sincretismo religioso tra buddhismo e forme di superstizione. In un secolare sodalizio i birmani mantengono i monaci e loro fanno scuola ai bambini.

Video di Marco De Felicis

Informazioni

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Antonella Cecconi

Viaggi-cultura dipendente. Amo raccontare luoghi, gente, arte e culture. Innamorata dell'orizzonte non potrei vivere senza nuove destinazioni, arte, mare e libri, la mia porta per l'altrove. I regali più graditi: un viaggio o un libro. Segni distintivi: un biglietto in tasca e una valigia accanto al letto, all'interno almeno un libro. eventi@antonellacecconi.it

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