Venezia 76. Marriage Story, anatomia di un amore

Marriage Story

Una sceneggiatura da premio. Quando finisce un amore inizia la guerra del divorzio, ma qualcosa rimane. Su Netflix dal 6 dicembre.

Marriage Story sfoggia un cast all’altezza dei dialoghi serrati e dei primi piani: Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern e Ray Liotta. Una sceneggiatura d’attacco, senza sbavature, che non fa mai calare l’attenzione e colpisce al cuore. Dialoghi che svegliano tutta una gamma di sentimenti forti e di passioni, ma allo stesso tempo fanno riflettere e sorridere. Una sceneggiatura da premio, curata in modo maniacale, in grado di tradurre tutti gli stati d’animo di un rapporto di coppia ormai consumato e arrivato al suo traguardo. Un testo autosufficiente adatto anche a una rappresentazione teatrale.   

Adam Driver

Non a caso il riferimento più immediato è Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman, un’opera più teatrale che cinematografica. Ma se quest’ultima era fortemente drammatica Noah Baumbach passa, in Marriage Story, dall’amore alla rabbia, al sorriso, con momenti comico-tragici. Propone però una via di uscita: una separazione non deve risolversi necessariamente in odio o fratture familiari. Il montaggio ha un ritmo incalzante che fa volare i 135 minuti del film. Una regia attenta e sentita perché in parte autobiografica. Ispirata all’esperienza personale del divorzio del regista con l’attrice Jennifer Jason Leigh (2013). Come ha dichiarato Baumbach: “Il sistema giuridico che regolamenta il divorzio è inevitabilmente concepito per dividere… Volevo trovare la storia d’amore all’interno del crollo”. Lo spettatore entra subito in empatia.

Noah Baumbach

Charlie (Adam Driver), regista di teatro, e Nicole (Scarlett Johansson), sua moglie e prima attrice della compagnia, si stanno separando. Lui lavora a New York, lei è invece a Los Angeles per lavorare in televisione. Hanno un figlio di cui si contendono l’affidamento. Nicole vuole una vita diversa, lamenta di essere stata trascurata, di aver messo al primo posto il marito e la carriera di lui mentre lui non ha fatto altrettanto. La figura classica di uomo narcisista, egocentrico e accusato dalla moglie di aver avuto una relazione extraconiugale. Nicole chiede il divorzio, affidandosi ad un’abile avvocata. Sulla gestione del figlio esplodono i conflitti. Charlie vuole continuare a vivere nella sua città (New York) senza perdere la custodia condivisa del bambino. Il regista racconta i due coniugi attraverso le loro lettere e attraverso il divorzio la storia del loro matrimonio.

 Scarlett Johansson, Azhy Robert Son e Adam Driver - Marriage Story
Scarlett Johansson, Azhy Robert Son e Adam Driver

Anche per Scarlett  Johansson nel film c’è qualcosa di autobiografico: “All’epoca in cui ho incontrato Noah e ho parlato con lui della possibilità di questo film stavo vivendo il mio divorzio ma lui non lo sapeva (n.d.r. dal secondo marito, il giornalista francese Romain Dauriac). Sembrava un po’ il destino ed è stata un’esperienza catartica, il film è arrivato al momento giusto”.
In Marriage Story all’inizio moglie e marito auspicano una separazione pacifica ma i loro due avvocati losangelini senza scrupoli, pur di portare a casa una vittoria, hanno bisogno di screditare la controparte e distorcere la verità. Così inizia il duello senza esclusione di colpi.

Laura Dern e Scarlett Johansson

Il monologo, da applausi a scena aperta che entrerà nella storia del cinema, di Laura Dern (l’avvocata di Nicole), capace di squadrare l’avversario per coglierne ogni sfumatura, spiega perché i tribunali affidano i figli alle madri piuttosto che ai padri. La donna deve dimostrare sempre di essere perfetta, l’uomo mai. Da sempre donna è uguale a Madonna, relegando così la donna al ruolo di madre e moglie. La società ha concepito l’idea del buon padre solo 30 anni fa mentre alle donne non ha mai permesso di essere madri imperfette.
Lo scontro giudiziario si rivela una perdita affettiva, relazionale ed economica. Per contenere tali perdite i due ex decidono di conservare ciò che resta del loro rapporto e di abbandonare il ruolo di nemici per vincere a tutti i costi.

INFORMAZIONI
Biennale Cinema 2019

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